Rottamazione sì, Cashback no: gli evasori ringraziano. Dopo il condono di marzo si pensa a un altro regalo ai furbetti. Per Franco il Superbonus non è sostenibile nel lungo periodo. Ma il Parlamento dice il contrario

Cashback Franco
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Una rottamazione quater? Stiamo valutando ma bisogna gradualmente tornare verso una situazione di normalità. Il cashback? Misura utile ma non da considerarla strutturale. Superbonus? Uno strumento molto importante ma anche costoso e non sostenibile alla lunga.

Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, in audizione sulla Nadef in Parlamento, fissa i suoi paletti su alcune delle misure più discusse. Le prime due, qualora si dicesse sì alla rottamazione e si confermasse il no al cashback, finirebbero per fare un regalo ai furbetti del nero. Che sono stati già premiati dal governo Draghi quando è stato varato il condono. Infatti se la rottamazione finisce per ridare ossigeno a quanti sono in difficoltà di fronte alle scadenze fiscali, dall’altra rischia di premiare anche chi ha il vizietto di “aggirare” le tasse.

Il cashback che questo governo ha deciso di sospendere nel secondo semestre dell’anno aveva invece costituito un argine all’evasione, incentivando i pagamenti digitali. Spalmare ulteriormente le rate delle precedenti definizioni agevolate è una possibilità: “Valutiamo”, dice Franco sebbene, avverta il ministro, “bisogna gradualmente tornare verso una situazione di normalità in cui tutte le famiglie e le imprese possano pagare le cartelle emesse dall’Agenzia delle Entrate”. Sulla misura cara a Giuseppe Conte, che l’ha voluta e che ora è stata sospesa (leggi l’articolo), Franco mostra cautela.

Il cashback “è stato uno strumento molto importante per i pagamenti elettronici che facilitano il contenimento dell’evasione”, riconosce. Ma aggiunge: “Non la vedrei come una misura strutturale: ora che abbiamo spinto le persone verso il mondo digitale, ci si resta, difficilmente si torna indietro”. Il governo conferma che prorogherà il Superbonus e gli altri bonus edilizi, ma anche qui prudenza. L’incentivo green voluto dai 5S non sarebbe, secondo il numero uno di via XX Settembre, sostenibile nel lungo periodo: “Le costruzioni sono un settore che va sostenuto, tenendo però presente che bisogna evitare il rischio di una bolla e avendo anche a mente l’onere per la finanza pubblica”, ha spiegato.

“Se ciascun italiano fa domanda per 30 milioni di unità immobiliari l’effetto sui conti e sul debito è stratosferico”. Una visione che cozza contro il pressing dei parlamentari che nella risoluzione di maggioranza sulla Nadef chiedono di estendere la misura.