L’autogol delle sanzioni Ue alla Russia, che ci costano 220 milioni al giorno. Nostro colloquio con Andrey Klimov, tra i senatori più vicini a Putin

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di Carmine Gazzanni

Che la Russia abbia il dente avvelenato con Barack Obama e Angela Merkel, non è una novità. Ma che a dirlo, senza giri di parole e riportando dati e fatti mai ventilati prima in maniera così esplicita, sia il vice presidente della Commissione Esteri della Russia, il senatore Andrey Klimov, è tutta un’altra cosa. L’obiettivo è più che chiaro: come ci ha rivelato in via ufficiosa un collaboratore del senatore presso l’Ambasciata russa, “è ora che i cittadini italiani sappiano le cose come stanno”. Insomma, sotto accusa i canali mediatici nostrani, troppo appiattiti – spesso – su posizioni filo-statunitensi. Perché il punto è innanzitutto uno.  Come dice senza frontoli Klimov, “le dichiarazioni di Obama sulla Russia non hanno a che vedere con la realtà. Forse sarà stato informato male, ma la nostra economia non è affatto a pezzi”. Sono i dati a dirlo: basti pensare che le riserve di oro e di valuta di Mosca superano quelle di tutti i Paesi dell’Ue messi insieme. Ma non si diceva di un incredibile deficit in Russia? Niente affatto, risponde Klimov: in Russia si viaggia intorno al 5% del Pil nazionale. Uno dei migliori rapporti di tutti i Paesi del G20. Insomma il vicepresidente tiene a rassicurare sull’economia russa che – sottolinea ancora – “potrebbe restare in piedi per oltre due anni pure se decidessimo di non produrre più nulla”. Un tasso che certamente non possono permettersi in tanti in Europa.

CONTROPRODUCENTE – Quello che pare, dunque, è che le sanzioni comminate dall’Unione europea non abbiano scalfito Vladimir Putin. Tutt’altro. Anche su questo Klimov è più che chiaro: chi ci ha perso è stata la stessa Europa. E, in primis, l’Italia, essendo il terzo maggior partner dell’Eurozona per la Russia. “Le sanzioni sono assolutamente inventate”, continua ancora il senatore. E allora perchè la Russia pare aver accettato quasi passivamente tali sanzioni? Meglio non discutere o intavolare discussioni che molto probabilmente avrebbero ancora di più irretito i rapporti, dicono dall’entourage. Molto meglio, allora, rivolgere il proprio sguardo ad “altri mercati” (chiaro il riferimento all’Oriente). Una strategia, quella russa, che ha permesso a Mosca di non perdere terreno e di chiudere il bilancio comunque in attivo nell’ultimo anno, sottolinea ancora Klimov. Ed ecco allora l’effetto boomeranga delle sanzioni: a causa del blocco degli interscambi commerciali Russia-Ue, c’è stata una contrazione del 15-20% degli affari. In soldoni, parliamo di perdite reali pari a qualcosa come 150 milioni di euro ogni giorno per l’area Europa.

L’AFFARE GAS – Insomma, la situazione è piuttosto complicata. E, in questo quadro, l’Italia ha perso diverse importanti opportunità, bacchetta il senatore. A cominciare dal gas. Dopo il fallimento del progetto “Southstream”, ora è cambiata rotta, ripiegando sulla “via” del Nord. In questo modo, però, sarà la Germania a rivendere gas in Europa. Una strategia, quella della “signora Merkel”, ambivalente: “da una parte spingeva per le sanzioni, dall’altra però non si è tirata indietro per il gas”. Gas che, come si sa, sarebbe dovuto passare per l’Italia, ma “Renzi – ammonisce Klimov – non ha fatto abbastanza”. Anche – è bene dirlo – per i vari effetti ambientali che il progetto avrebbe avuto. “Spero almeno – conclude con una battuta il vicepresidente – che la signora Merkel abbia detto grazie a Renzi”.

Twitter: @CarmineGazzanni