Sacko, il presunto killer nega tutto. Ma l’alibi scricchiola. Pontoriero interrogato per ore dai pm. Il legale: “Non era lì quella sera”

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Ha negato tutto Antonio Pontoriero, il 42enne fermato per l’omicidio del sindacalista maliano Soumayla Sacko, ucciso sabato pomeriggio nella zona della Fornace, ex fabbrica abbandonata di San Calogero, nel Vibonese. “Lui si dichiara assolutamente estraneo all’omicidio – ha riferito il suo legale, l’avvocato Francesco Muzzupappa –  Quel pomeriggio era nei pressi della Fornace per parlare con i braccianti senegalesi che abitano nella casupola che c’è sopra l’ex fabbrica”.

Per gli inquirenti invece è proprio da lì che Pontoriero avrebbe sparato per uccidere “gli intrusi” che avevano osato accedere all’ex fabbrica senza il suo permesso. “Ma lui sa perfettamente che non può vantare alcun titolo di proprietà su quell’area perché è sequestrata da tempo” dice l’avvocato. La sua versione però sembra scricchiolare alla luce della segnalazione arrivata il 5 maggio scorso alla stazione dei carabinieri di San Calogero, chiamati dai familiari di Pontoriero per avvertire della presenza di alcuni migranti in quell’area. E lì c’era anche il 42enne.

Ma l’alibi sarebbe sconfessato anche dal racconto di Madhieri Drame, che era con Sacko quella notte. “Ho notato – ha raccontato  – un uomo che ci puntava il fucile. Io avvertivo subito il mio amico Sacko, mentre parlavo un colpo di fucile lo colpiva alla testa e lo faceva cadere per terra procurandogli la perdita di sangue. Alla mia richiesta di prestare aiuto per portare con l’auto la persona ferita in ospedale, lo stesso si rifiutava”. Finché non è morto.