L’inutile sacrificio di oltre 3.500 militari occidentali in Afghanistan. Dal fallimento degli accordi di Doha del 2020 voluti da Trump alla catastrofe di Biden

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In venti anni oltre 3.500 militari della coalizione internazionale hanno perso la vita in Afghanistan e il loro sangue sembra essere stato versato invano. Quei drammi, quelle 3.500 famiglie che piangono i loro giovani, non sono serviti a salvare dall’oscurantismo Kabul e da un vero e proprio inferno quanti hanno creduto negli occidentali non piegandosi ai talebani. Molti di loro sanno che ormai la loro uccisione è solo questione di tempo.

Sulle vittime del conflitto non ci sono tra l’altro cifre precise, ma la Brown university ha stimato che in totale, tra quelle dirette e quelle indirette, siano state uccise 240mila persone in 20 anni, 70mila uomini e donne delle forze di sicurezza afghane e più di 3.500 soldati della coalizione. Senza contare le spese. Le missioni in Afghanistan sono infatti costate solo agli Usa circa mille miliardi di dollari.

Il Regno Unito ha speso 30 miliardi e la Germania 19 miliardi. Vanno poi aggiunti i fondi per la ricostruzione e gli aiuti alla popolazione civile. Il dipartimento di Stato Usa, insieme all’Agenzia per lo sviluppo internazionale, ha speso 44 miliardi di dollari. Dal 2002, sempre gli Stati Uniti, hanno speso anche 143,27 miliardi di dollari in progetti per la ricostruzione.

E suonano come una beffa quegli 88,32 miliardi investiti per la creazione delle forze di sicurezza afghane, sciolte come neve al sole davanti ai talebani. Un disastro iniziato con gli accordi di Doha voluti da Donald Trump e proseguito con Joe Biden (leggi l’articolo).

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