Salario minimo in Europa, in arrivo la direttiva UE: come funziona e cosa cambierà per l’Italia

Salario minimo in Europa, in arrivo la direttiva UE per gli Stati membri: cosa cambierà per l’Italia e come funziona?

Salario minimo in Europa, in arrivo la direttiva UE per gli Stati membri: cosa cambierà per l’Italia e come funziona?

SESSIONE PLENARIA DEL PARLAMENTO EUROPEO

Salario minimo in Europa, in arrivo la direttiva UE

È ormai in arrivo la direttiva europea sul salario minimo. La proposta di provvedimento legata alla misura era stata presentata già nel 2020 su iniziativa della Commissione europea ed era stata approvata da Parlamento e Consiglio in prima lettura. Nella serata di lunedì 6 giugno, dovrebbe essere accolta in modo definitivo al termine del negoziato che si è tenuto tra Commissione, Parlamento e Consiglio UE. In occasione della conferenza stampa fissata per martedì 7 giugno, invece, è attesa la presentazione del documento.

In merito all’introduzione del salario minimo in Europa, si è espresso il commissario europeo al Lavoro, Nicolas Schmit, che ha garantito che il regime non avrà un impatto negativo sulla creazione dei posti di lavoro e sull’occupazione. Schmit, infatti, ha affermato che “è stato dimostrato il contrario”. Ciononostante, “spetterà al governo e alle parti sociali in Italia dover decidere l’importanza di introdurre un salario minimo” in quanto, come sottolineato dalle tre istituzioni dell’UE, la direttiva non determina un salario minimo comune per tutti i Paesi e non rappresenta neppure un obbligo. L’obiettivo, al contrario, è quello di “istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi rispettando le diverse tradizioni di welfare dei 27 Paesi membri per garantire un tenore di vita dignitoso” e per ridurre al minimo le disuguaglianze, frenando il proliferare di contratti precari e pirata.

Come funziona e cosa cambierà per l’Italia?

Per quanto riguarda la proposta del Parlamento europeo approvata il 25 novembre 2021, questa ha come obiettivo fissare requisiti di base per garantire un reddito che consenta ai cittadini di avere uno stile di vita dignitoso. In questo contesto, quindi, i deputati hanno proposto due strade per raggiungere l’obiettivo prefissato:

  • Salario minimo legale ossia determinare il livello salariale più basso consentito dalla legge
  • Contrattazione collettiva tra lavoratori e datori di lavoro.

Il Parlamento UE, poi, vuole estendere e incrementare la copertura della contrattazione collettiva portato i Paesi membri con meno dell’80% dei lavoratori tutelati da simili accordi a mettere in atto misure efficaci per promuovere un simile strumento.

Invece, il Consiglio europeo ha approvato la proposta di negoziazione il 6 dicembre 2021 e si è focalizzato soprattutto sul rafforzamento della contrattazione collettiva. A questo proposito, è stato osservato quanto segue: “Tendenzialmente, nei Paesi caratterizzati da un’elevata copertura della contrattazione collettiva la percentuale di lavoratori a basso salario è minore e le retribuzioni minime sono più elevate rispetto ai Paesi in cui tale copertura è più bassa. Per questo motivo i ministri hanno convenuto che i Paesi dovrebbero promuovere il rafforzamento della capacità delle parti sociali di partecipare alla contrattazione collettiva. Qualora la loro copertura della contrattazione collettiva sia inferiore al 70%, dovrebbero anche definire un piano d’azione per promuoverla”.

Cosa si intende per salario minimo e quali Stati hanno il salario minimo in Europa?

Con l’espressione “salario minimo”, si fa riferimento a una soglia stabilita da ogni Stato e al di sotto della quale nessun datore di lavoro può scendere al momento del pagamento delle prestazioni lavorative dei suoi dipendenti.

In linea di massima, i contratti collettivi determinano simili soglie per ogni categoria di lavoratori, facendo però restare scoperta una grossa fetta di lavoratori che non possono beneficiare di alcun tipo di tutela. Il salario minimo, quindi, si propone di estendere la tutela anche a questa classe di impiegati.

In Europa, il salario minimo è stato introdotto in 21 Paesi dei 27 Stati membri. L’Italia, seguita da Danimarca, Austria, Cipro, Finlandia e Svezia, è uno dei Paesi che non prevede il salario minimo.

Tra i Paesi che hanno adottato il salario minimo, invece, tra le buste paga più generose figurano quelle di Lussemburgocon 2.257 euro, Irlanda con 1.775 euro, Paesi Bassi con 1.725 euro, Belgio con 1.658 euro, Germania con 1.621 euro o, ancora, Francia con 1.603 euro,

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