Salasso elettrico dietro l’affare Ferrovie-Terna. La rete ad alta tensione è disastrata e per rimetterla in sesto rischiamo di pagare bollette più salate

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di Stefano Sansonetti

L’operazione è stata presentata in pompa magna come fonte di sicure “sinergie”. Come spesso accade, però, dietro l’annuncio si delinea un quadro un po’ diverso. E per qualcuno la realtà è che i consumatori rischiano un mezzo salasso. Volendola semplificare la situazione è la seguente. Il ministero dell’economia, guidato da Pier Carlo Padoan, chiede a Terna di comprarsi 8 mila chilometri di reti elettriche ad alta tensione possedute dalle Ferrovie dello Stato. Il principio filosofico è che così si realizza la famosa “sinergia” di gestione. Peccato che tratti non proprio marginali di questi 8 mila chilometri di reti versino in condizioni pietose, al punto che Terna sarà costretta a spendere un sacco di soldi per il loro aggiornamento. Risorse che rischiano di essere recuperate da un aumento della bolletta pagata dai consumatori. Certo, in mezzo ci sono considerazioni tecniche e sfumature a non finire. Ma la realtà è che oggi, come appurato da La Notizia, né Terna, né Fs, né il Tesoro sono in grado di escludere che l’esito finale sia proprio una mezza beffa per gli utenti finali. Tutto comincia con un emendamento presentato dal ministero dell’economia alla legge di stabilità all’esame del parlamento. In poche parole dice che la rete elettrica di proprietà delle Fs, guidate dall’Ad Michele Mario Elia e controllate dal Tesoro, deve rientrare nella Rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica.

IL PASSAGGIO
L’efficacia di questo inserimento è subordinata all’acquisizione della rete di Fs da parte di Terna, affidata alle cure dell’Ad Matteo Del Fante e controllata sempre dal Tesoro per il tramite di Cassa depositi e prestiti. Di sicuro l’operazione fa felice il gruppo Fs, che si aspetta un bell’incasso (c’è chi dice 1 miliardo di euro) dopo tutta una serie di misure che hanno prodotto qualche fastidio. Si pensi per esempio al dl competitività che ha tagliato le tariffe agevolate dell’energia elettrica finora godute dalle imprese ferroviarie. Terna, dal canto suo, ingloberebbe reti che verrebbero gestite in modo più sapiente e virtuoso. Insomma, scenario da “mulino bianco”. Poi qualche giorno fa esce fuori un breve report dell’Istituto Bruno Leoni, un po’ lobby vicina alle grandi aziende, un po’ think tank liberale che produce studi. Per l’Ibl, addirittura, con questo emendamento il governo introduce “tasse in forma di transazioni tra aziende controllate dallo Stato”. Il ragionamento è che la maggior parte degli 8 mila chilometri di reti Fs “non portano alcun beneficio e, anzi, sono in parte fonte di costi o comunque richiedono interventi di bonifica”. Conclusione: “il governo obbliga una sua partecipata, Terna, a comprare un asset pagandolo a prezzo multiplo del suo valore da un’altra sua partecipata, Fs. I soldi arriveranno dalle bollette future dei consumatori elettrici”. Che poi, curiosità, proprio dall’Ibl arriva Carlo Stagnaro, reclutato come consulente per l’energia dal ministro per sviluppo Federica Guidi. La quale, chissà, magari non avrà proprio gradito l’analisi dell’Istituto.

LE SPIEGAZIONI
Ma in che condizioni si trova la rete Fs che dovrebbe essere venduta? Interpellata sul punto da La Notizia, Terna ha fatto sapere che “è in corso una due diligence su tutti gli aspetti dell’operazione”. Ragion per cui è prematuro definire il prezzo e il volume di investimenti che si renderebbero necessari. Di sicuro la società di Del Fante mette un paletto: “Il prezzo deve essere difendibile in tutte le sedi”. Sul punto principale, ovvero il rischio che gli investimenti vengano finanziati con un aumento delle tariffe, Terna si limita a far notare che “la materia è di competenza dell’Autorità di settore”. La stessa risposta che, grosso modo, La Notizia ha avuto da Fs. Il gruppo di Elia ha precisato innanzitutto che “i soldi incassati dalla vendita saranno reinvestiti nelle infrastrutture della rete ferroviaria” e che l’operazione risponde “a una direttiva europea che stabilisce che sul territorio nazionale la rete di trasmissione deve essere unica”. Poi è chiaro, ha concluso Fs, “ che in sede di definizione del prezzo l’acquirente dovrà tenere conto degli investimenti da fare sulla rete oggetto della cessione”. Il ministero dell’economia, più volte interpellato telefonicamente e via e-mail, non ha fornito alcuna risposta.

Twitter: @SSansonetti

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