Sale la pressione fiscale. Al Centro e a Sud, frenano i redditi. L’anno scorso l’Erario ci ha prelevato il 43,5%

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La pressione fiscale nel 2014 è salita al 43,5% (+0,1% rispetto all’anno prima) mentre si allarga la forbice tra i redditi degli abitanti di Centro e Sud Italia con quelli del Nord (in questo caso i dati sono del 2013). I numeri forniti ieri da Istat e Dipartimento delle Finanze raccontano di un Paese finito sull’orlo del precipizio anche se con ancora qualche segnale di ripresa. Se nel 2013 il reddito complessivo totale dichiarato ammontava a circa 811 miliardi per un valore medio di 20.070 euro, il confronto omogeneo con l’anno precedente mostra infatti un aumento sia del reddito complessivo totale (+0,6%), sia del reddito complessivo medio (+1,5%), determinato principalmente dalla crescita dei redditi da pensione (+2% il reddito totale, +3,2% il reddito medio, che compensa ampiamente il calo del numero dei pensionati). Gli autonomi hanno i redditi medi più elevati, pari a 35.660 euro, seguiti dai dipendenti (20.600), dagli imprenditori (17.650) e dai pensionati (16.280).

PAESE A DUE VELOCITÀ
L’analisi territoriale conferma che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (23.680 euro), seguita dal Lazio (22.310 euro), mentre la Calabria presenta il reddito medio più basso con 14.390 euro. Se ne deduce che nel 2013 il reddito medio nelle regioni del Sud e del Centro è cresciuto meno della media nazionale. Circa 41 milioni di contribuenti hanno assolto direttamente l’obbligo dichiarativo attraverso la presentazione dei modelli di dichiarazione Unico e 730, ovvero indirettamente attraverso la dichiarazione dei sostituti d’imposta (Modello 770). Il modello 730 è stato utilizzato da più di 17 milioni di soggetti, i quali, a partire da quest’anno, potranno usufruire del modello precompilato.

MENO DIPENDENTI
Il totale dei contribuenti è risultato in diminuzione (-425.000, pari al -1%) rispetto al 2012. Il calo ha riguardato in particolare i lavoratori dipendenti (-334.000), specialmente quelli a basso reddito e gli individui nelle due classi di età più giovani (fino a 24 anni e 25-44 anni), riflettendo gli andamenti congiunturali del mercato del lavoro. In calo anche i soggetti che dichiarano reddito d’impresa (-60.000). Gli effetti della riforma delle pensioni Monti-Fornero si sono riscontrati invece nella contrazione del numero dei contribuenti che dichiarano reddito da pensione (-168.000).