Il cashless avanza, ma l’Italia resta indietro. Il nostro Paese è al di sotto della media europea per pagamenti con strumenti diversi dal contante (e tracciabili): siamo 21esimi su 27 Paesi Ue nel Cashless society index 2026. E non va meglio per cash intensity, ovvero per l’uso del contante: siamo 31esimi al mondo e al di sopra della media europea. Dal rapporto di Teha Group emerge però un dato positivo: in Italia sono stati superati i 500 miliardi di pagamenti cashless. E nel 2025 il valore di questi acquisti ha triplicato quello del 2015, rappresentando ora il 26,6% del Pil.
Il cashless avanza, ma l’Italia resta indietro
La crescita c’è, con un tasso medio annuo del +9,5% nell’ultimo triennio, ma c’è ancora tanta strada da fare. In Italia siamo infatti a 181,4 transazioni pro capite contro una media Ue di 246,8. Inoltre abbiamo perso una posizione in un anno e restiamo distanti dai grandi partner europei: la Germania è decima, la Spagna dodicesima, la Francia sedicesima. Non cambia nel rapporto rispetto al Pil, che in Italia è del 26,6% mentre in Ue è del 31,6%. Per quanto riguarda il contante, l’Italia è al 31esimo posto su 144 per l’incidenza del cash rispetto al Pil, a quota 11,5%. La media europea è del 9,8%. Ovviamente una maggior circolazione del contante vuol dire un minor contrasto dell’economia sommersa. Anche perché l’economia non osservata in Italia è stimata in circa 200 miliardi (il 10,2% del Pil) e porta ad avere 25 miliardi di Iva in meno versata. Così l’Italia è la grande economia europea con la maggior incidenza del divario dell’Iva sul Pil.
Come sottolinea Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House – Ambrosetti e Teha Group, “la distanza dai principali Paesi europei resta significativa: colmpare questo divario significa rafforzare la capacità dell’Italia di attrarre investimenti, ridurre l’economia sommersa e sostenere una crescita più trasparente, moderna e inclusiva”. Con questi tassi di crescita dei pagamenti cashless, l’Italia entro il 2030 potrebbe aggiungere altri 27,5 miliardi. Ma se raggiungessimo i migliori in Europa, la crescita sarebbe di 123 miliardi. Per una filiera, quella dei pagamenti tracciabili, che per l’Italia vale 17,7 miliardi di fatturato e che genera 34.600 occupati.