Salvini agì in autonomia. Un errore l’astensione di Italia Viva. Parla la vice presidente M5S della Giunta, D’Angelo: “L’ultima parola spetta all’Aula, vedremo cosa faranno”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“L’allora ministro Salvini agì in autonomia e esclusivamente sulla base di un suo convincimento politico”. Non ha dubbi Grazia D’Angelo, vice presidente M5S della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato, dove ieri Matteo Salvini ha incassato il no al processo per la vicenda della Open Arms.

No al processo per Salvini sulla Open Arms. Il voto in Giunta parla chiaro: Italia Viva che fa parte della maggioranza non ha votato aiutando di fatto l’opposizione e tra i Cinque Stelle una vostra senatrice si è espressa contro la linea del gruppo. Al di là delle questioni giuridiche, il problema politico all’interno della coalizione di Governo appare evidente non le pare?
“Italia Viva ha scelto di non votare: hanno detto che serve un ulteriore approfondimento, vedremo cosa decideranno per il voto in aula. È quello il passaggio decisivo. A mio avviso commettono un errore, la posizione del Movimento 5 Stelle è l’esito di un’attenta analisi: l’allora ministro Salvini agì in autonomia e esclusivamente sulla base di un suo convincimento politico. Quanto alla collega Riccardi, ha fatto una scelta diversa, frutto di una sua valutazione personale”.

A questo punto, se Italia Viva confermerà il voto anche in Aula, come sembra scontato, la richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini sarà bocciata anche dall’Assemblea. Dopo le tensioni sulla sfiducia contro il ministro Bonafede la maggioranza si spacca di nuovo su una vicenda che riguarda il leader del principale partito d’opposizione. Una minaccia per la tenuta del Governo Conte?
“Italia Viva ha detto che per la loro scelta in aula si vedrà. Di minacce presunte per la tenuta del governo ce n’è una a settimana e poi nella realtà stiamo andando avanti lavorando bene, peraltro affrontando un’emergenza sanitaria, economica e sociale senza precedenti. Francamente non darei così tanto peso a queste presunte instabilità”.

Italia Viva sostiene che non ci fossero i presupposti per stabilire che, sulla Open Arms, Salvini abbia agito all’insaputa del Governo. La vostra collega Riccardi, per giustificare il suo voto in difformità con il gruppo M5S, ha asserito che “come nel caso della Diciotti la linea politica del governo sui flussi non era venuta meno”. Cosa non le torna del loro ragionamento?
“Invece la situazione era molto diversa rispetto al caso Diciotti. Era passato un anno, il presidente Conte in Europa aveva costruito un dialogo costante con gli altri paesi e aveva ottenuto più volte una redistribuzione dei migranti che stava ormai diventando una prassi, formalizzata negli accordi di Malta poche settimane dopo. Anche i rapporti nel governo erano cambiati e la collaborazione di fatto era venuta meno. Eravamo in pieno agosto 2019, Salvini aveva già staccato la spina all’esecutivo Conte I ed era in una sorta di campagna elettorale, faceva della vicenda Open Arms uno strumento di propaganda”.

Il reggente Crimi ha chiarito che la Riccardi non sarà deferita ai probiviri M5S per il suo voto in dissenso. Condivide la sua scelta?
“Sì”.

Eppure, dopo la chiara indicazione di voto dei Cinque Stelle a favore dell’autorizzazione a procedere, partita lunedì dal ministro D’Incà, la Riccardi ha dichiarato che “lui ha annunciato una posizione politica ed in Aula entrano in funzione meccanismi politici che posso comprendere: sono meccanismi diversi da quelli della Giunta”. La vostra decisione di votare a favore del processo a Salvini è stata dettata da motivazioni politiche?
“Chiariamo che la giunta è un organo paragiurisdizionale, quindi a metà tra il giuridico e il politico. Ma noi in quell’organo lavoriamo con il massimo rigore e il nostro voto è frutto di uno studio attento dei documenti. Così come avvenuto per il caso della nave Gregoretti, non abbiamo riscontrato i presupposti per affermare che l’inquisito, nella fattispecie Salvini, abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo. Questo ci viene richiesto dalla Costituzione e dalla legge costituzionale numero 1 del 1989”.