Salvini è un disco rotto su immigrazione e sicurezza

Brutte notizie per Matteo Salvini e per tutti quei politici che hanno basato la propria propaganda su immigrazione e sicurezza.

Brutte notizie per Matteo Salvini, per la sua Lega e per tutti quei politici che negli ultimi anni hanno basato la propria propaganda su “invasioni” di stranieri (mai confermate dai numeri) o sulla “percezione” della sicurezza: un sondaggio Swg racconta che il clima sociale nel Paese è cambiato e – forse anche per le enormi difficoltà causate dalla pandemia e ora dalla guerra – le priorità ora sono molto diverse.

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Brutte notizie per Matteo Salvini e per tutti quei politici che hanno basato la propria propaganda su immigrazione e sicurezza

Secondo il sondaggio di Swg “negli ultimi anni gli eventi che hanno influenzato fortemente la quotidianità e gli stati d’animo dei cittadini si sono succeduti in maniera pressante. Pandemia, aumento dell’inflazione e guerra in Ucraina hanno avuto un impatto non trascurabile sugli umori degli italiani”.

Per questo, spiega il rapporto, “oggi, il timore principale è legato agli aspetti economici. Il rischio di non disporre di un reddito sufficiente sale al primo posto tra le paure dei cittadini, mentre calano, seppure rimanendo rilevanti, due tipi di preoccupazione emersi durante la pandemia: non potersi godere i piaceri della vita e non essere in grado di fare le cose a cui si era abituati nel passato”. Non aumenta, invece, l’apprensione per la sicurezza.

Viene ritenuto poco credibile, infatti, un coinvolgimento diretto dell’Italia nella guerra in atto. In prospettiva, il principale rischio per il Paese, secondo gli italiani, è l’ampliamento delle ingiustizie sociali, ma risultano sempre più diffuse le preoccupazioni che l’Italia diventi povera e degradata sul piano ambientale.

Di fatto l’ottimismo degli italiani nei confronti del futuro si contrae ulteriormente, più della metà non prevede nulla di buono per gli anni a venire. Ma nonostante questa situazione, non emerge una forte propensione ad auspicare soluzioni radicali e drastiche, tendenza che era cresciuta in maniera vertiginosa a ridosso delle due precedenti tornate di elezioni politiche.

La propaganda leghista non tira più. Nella lista delle preoccupazioni al primo posto c’è il lavoro

Al primo posto tra le paure c’è il reddito insufficiente, per il 37% degli italiani, seguito dalla paura di non riuscire ad avere una vita all’altezza delle proprie aspettative (al 32%), poi la malattia (25%), la mancanza di sicurezza personale al 24%, non essere in grado di mantenere lo stesso tenore di vita del passato (al 20%), non riuscire a sopportare i ritmi frenetici della società (19%), non riuscire ad adeguarsi ai troppi cambiamenti della società (al 17%), non essere in grado di auyotare figli e nipoti (15%), diventare un peso per gli altri invecchiando (14%) e la paura dell asolitudine (14%).

Gli italiani poi vedono come rischi per il futuro le “grandi ingiustizie sociali” (per il 38% degli intervistati), la precarizzazione (32%), temono un futuro povero (30%) e degradato sul piano ambientale(20%), senza identità (18%) e per il 14% “con troppi stranieri”. La paura degli stranieri è scesa dal 29% del 2017 al 14% attuale.

E forse non è un caso che la stessa discesa si legga nei sondaggi della Lega e di Salvini. Nel frattempo invece dal 2017 cresce la preoccupazione per la questione ambientale (dal 15% al 20% di oggi). Un Paese quindi che chiede alla politica di occuparsi di temi che invece dal dibattito politico sembrano latitare.

Del resto in tutta Europa c’è fame di partiti che riescano a essere davvero riformista per diminuire le disuguaglianze e per rimodulare il mondo del lavoro (il caso Spagna è altamente significativo). Del resto il 38% degli italiani si dichiara insoddisfatto del proprio salario. E chissà se qualcuno nei partiti farà caso al fatto che l’86% degli italiani sia favorevole a un salario minimo di cui si continua a parlare in Parlamento senza mai riuscire a trovare un percorso che possa portare risultati.

Anche perché, lo dice Swg, la maggior degli italiani non associa la battaglia sul salario minimo a un partito. Lo chiedono perché lo ritengono giusto. Se smetteremo di assistere alla propaganda sugli stranieri per occuparsi di ambiente, salari e disuguaglianze sarà una buona notizia per tutti. Tranne che per Salvini e compagnia che non avranno più parole da dire. Gli toccherà fare politica.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 15:05
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