Salvini gioca su due tavoli. Alleato di Forza Italia solo se gli fa comodo. A Bologna impone Battistini. Ma poi sulla Rai inciucia con gli azzurri contro la Meloni

MATTEO SALVINI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’ufficialità manca ancora ma i giochi per il candidato a sindaco di Bologna sono ormai fatti: a sfidare il candidato di centrosinistra Matteo Lepore – appoggiato anche dalla renziana Isabella Conti e dai grillini – sarà il “civico” Fabio Battistini. Civico sì – è un imprenditore – ma fortemente voluto da Matteo Salvini. “E vorrà dire che sarà lui ad intestarsi la sconfitta” è il commento al vetriolo di un esponente di spicco del centrodestra locale che conosce bene la situazione nel fortino rosso. Fino all’ultimo Forza Italia ha provato a spingere il suo senatore Andrea Cangini, direttore di Qn e de Il Resto del Carlino fino al 2018, anno della sua elezione.

Un nome conosciuto e stimato in città ma che la Lega ha osteggiato apertamente mentre FdI è stata praticamente lasciata fuori dalla definizione del nome: “Se la vedano fra loro, noi in questo momento abbiamo altre priorità”, filtra da ambienti del partito che in ogni caso non ha messo veti a nessuno. E in effetti la partita delle amministrative non è l’unica nella quale i membri della coalizione di centrodestra si stanno destreggiando in questi giorni, gli uni contro gli altri, più che da alleati: dalla Rai al Ddl Zan i fronti sono molti. Su quest’ultimo si esprime così Daniela Santanchè: “Fratelli d’Italia era tutta presente in aula al momento del voto sulla sospensiva questa mattina (ieri, ndr). Uniti e compatti. Ed è un gran rammarico che per un solo voto non sia stata approvata la sospensiva, perché così avremmo fatto un bel ‘ciaone’ a questo Ddl liberticida e pericoloso”.

Il riferimento è al fatto che l’Aula di Palazzo Madama ha respinto la richiesta di Forza Italia e Lega di sospenderne l’esame con 136 voti contrari a fronte di 135 favorevoli, con un solo voto di scarto: pesano, secondo i senatori del partito di Giorgia Meloni – che non nascondono la “forte irritazione” per le assenze ingiustificate di 3 esponenti leghisti e 4 azzurri (gli assenti totali nel centrodestra sono stati ieri 15, nessuno di FdI). Se tutti gli esponenti di centrodestra fossero stati presenti durante il voto, è il ragionamento pallottoliere alla mano, gli ex giallorossi – la sospensiva è stata votata anche da Iv – sarebbero andati sotto e l’esame del provvedimento sarebbe stato interrotto, è l’accusa di FdI rivolta agli alleati.

Sul fonte Rai i rapporti non sono certo più idilliaci: sui membri del Cda di nomina parlamentare il centrodestra non solo si è spaccato – Lega e FI hanno votato l’uscente Igor De Biasio in Senato (quota Carroccio, fedelissimo salviniano) e Simona Agnes (spinta dagli azzurri) alla Camera mentre i meloniani hanno proposto il nome di Giampaolo Rossi in entrambi i rami del Parlamento – ma i veleni su quest’episodio si trascineranno a lungo. Rossi infatti non solo è un uscente (e se fosse stato riconfermato sarebbe stato l’unico rappresentante dell’opposizione) ma è considerato da FdI imprescindibile, l’uomo “forte” in azienda. Un’azienda che, più di altre controllate del Tesoro è da sempre considerata “cruciale” dai partiti. Da una parte dunque, la Lega a Bologna ha fatto fuori il candidato di FI mentre dall’altra – nella tv pubblica – si è accordata con gli azzurri per far fuori il meloniano. Quando si dice fare il doppio gioco.