Salvini pensa al Ponte sullo Stretto, ma intanto sulla Sicilia un’estate a ostacoli per il trasporto ferroviario

Altro che Ponte di Salvini, estate di disagi tra cantieri e linee ferroviarie interrotte. Non solo in Sicilia, ma anche sll'alta velocità

Salvini pensa al Ponte sullo Stretto, ma intanto sulla Sicilia un’estate a ostacoli per il trasporto ferroviario

Per andare in treno da Trapani a Messina, in Sicilia, servono dalle 7 ore e mezza alle 9 ore e mezza, con due o tre cambi e appena 4 corse al giorno. Sulla carta è un viaggio dentro la stessa regione, in pratica è una traversata. E’ la Sicilia del 2026: la Palermo-Agrigento è sospesa dal 15 maggio al 30 settembre per i cantieri, un intervento da 85 milioni di euro con 250 tra operai e tecnici al lavoro, treni cancellati e bus sostitutivi proprio nei mesi in cui l’isola si riempie di turisti.

Il resto è storia vecchia, anzi vecchissima. La Trapani-Palermo via Milo è chiusa dal febbraio 2013 per una frana, e la fine dei lavori oggi viene ipotizzata per il 2028, dopo tredici anni di annunci e rinvii. La Caltagirone-Gela è ferma dall’8 maggio 2011, quando crollò un viadotto. Quindici anni di autobus. «Il problema è l’immobilismo», ha detto a Collettiva Domenico Maimone, coordinatore delle attività ferroviarie della Filt Cgil Sicilia, descrivendo una rete di oltre 1.300 chilometri ancora in larga parte a binario unico, dove per realizzare i lavori si è dovuto scegliere chi penalizzare tra pendolari e turisti. La scelta è caduta sull’estate, perché gli abbonati garantiscono i ricavi da settembre a giugno, e così il disagio è finito addosso a chi arriva in vacanza e a chi in vacanza proprio non può andarci. E i lavoratori delle tratte chiuse, racconta il sindacalista, si sono arrangiati: chi ha bruciato le ferie arretrate, chi è passato al part-time, chi ha accettato la trasferta.

Un’estate di bus sostitutivi

Solo che il problema ha smesso da tempo di essere siciliano. Per l’estate sono state annunciate 8 interruzioni programmate sulle linee principali, con circa 1.300 cantieri attivi ogni giorno: l’alta velocità Firenze-Roma si ferma dal 10 al 28 agosto, la Milano-Venezia dal 2 al 16 agosto con allungamenti fino a 90 minuti, la Milano-Bologna dal 10 al 17 agosto, e la Milano-Genova resta chiusa dal 20 luglio al 28 agosto per i lavori sul ponte sul Po. Dal 2023 le interruzioni programmate sulla rete sono cresciute del 115 per cento, e il Codacons ricorda che questa è la terza estate consecutiva passata tra deviazioni, bus e treni soppressi, chiedendo almeno una riduzione delle tariffe sulle tratte colpite. Del resto i pendolari sanno già come va a finire: sulla Palermo-Agrigento, dopo i lavori estivi del 2024, il comitato dei pendolari aveva contato in meno di cinque mesi 83 treni soppressi e oltre 14 mila minuti di ritardo.

I cantieri, certo, servono: il Pnrr ha scadenze rigide e l’infrastruttura paga decenni di manutenzione mancata. Eppure chi governa i trasporti italiani da quasi quattro anni ha scelto di raccontare un’altra storia, e di metterci pure la faccia.

Il ministro del ponte

Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, ha un dossier solo: il ponte sullo Stretto. Un’opera lievitata dai 3,9 miliardi della prima progettazione del 2006 agli attuali 13,5 miliardi, con la Corte dei conti che nell’autunno 2025 ha negato il visto alla delibera di approvazione e un nuovo voto del Cipess atteso entro fine giugno, mentre l’entrata in esercizio è già slittata al 2034. Il governo ha addirittura spostato 2,8 miliardi dal ponte a Rfi per puntellare i conti dei cantieri ferroviari, un travaso che il ministro ha salutato con “grande soddisfazione”. Lui, da parte sua, ha smesso di dare date: «prima voglio vedere la carta e poi partono i lavori», dice. E intanto, sul Ponte, è arrivata la Procura.

Il quadro è chiaro, senza troppe analisi: la propaganda corre verso un’opera che esiste solo nei rendering, mentre chi parte da Agrigento sale su un autobus, chi abita a Niscemi aspetta un treno dal 2011 e chi va da Trapani a Messina mette in conto nove ore. Il ministro promette il 2034. I siciliani, intanto, devono attraversare l’estate del 2026.