Salvini scarica Donnarumma: l’ad costretto a lasciare Fs

Donnarumma lascia la guida di Fs, dopo essere stato scaricato da Salvini. Pesa lo scontro coi ministri leghisti.

Salvini scarica Donnarumma: l’ad costretto a lasciare Fs

Solo due giorni fa lo scontro sembrava rientrato. E invece, alla fine, ieri è arrivata la conferma: Stefano Antonio Donnarumma non sarà più l’amministratore delegato di Fs. Dopo due anni chiuderà il suo mandato con quasi un anno di anticipo. La decisione è stata presa dopo un vertice con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. “Non sono dimissioni, ma un avvicendamento concordato, condiviso”, afferma il vicepremier.

L’idea che si vuole dare non è quella di una rottura netta, anche se di certo Salvini sta soffrendo i disservizi sulla rete causati dai 1.300 cantieri aperti. Difficili da digerire per il leader leghista quando il voto si avvicina. Ora, spiega il Mit, bisogna far partire subito la fase due, una volta chiusi gli obiettivi del Pnrr. Per il futuro del gruppo si guarda a una figura interna, come confermato dallo stesso Salvini: l’ipotesi più probabile è che la scelta ricada sull’attuale ad e direttore generale di Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio. Ma i tempi non saranno brevissimi e Donnarumma dovrebbe formalizzare l’addio il 23 luglio, chiudendo prima i dossier aperti.

Fonti del ministero sottolineano che non c’è stata una vera rottura, tanto da evidenziare i risultati di Fs sul Pnrr, l’aumento della puntualità (a giugno +7% rispetto allo stesso mese del 2025) nonostante i cantieri aperti e il ritorno all’utile. Per le opposizioni, invece, il problema non è Donnarumma, ma Salvini: “Le dimissioni che servirebbero davvero sono quelle del peggior ministro dei Trasporti della storia della Repubblica”, secondo Andrea Casu e Antonio Misiani del Pd. Stesso discorso per Angelo Bonelli, che definisce Salvini “il terminator dei trasporti italiani”. E anche Forza Italia ne approfitta, pur ringraziando Donnarumma, per una frecciatina alla Lega, sostenendo con la deputata Erica Mazzetti che ora serve “una vera e propria svolta”.

Fs, le vere ragioni della rottura tra Salvini e Donnarumma

La questione, quindi, sembra più politica che tecnica. L’appoggio leghista sarebbe venuto a mancare. E di certo non aiutano le ultime uscite da Fs in ruoli di spicco, come nel caso di Fabio Paris e altri top manager, che lasciano Donnarumma un po’ più solo. Ma il tema, dicevamo, è politico. Se non in parte personale: da quanto apprende La Notizia, Salvini sarebbe stato infastidito dal protagonismo di Donnarumma che negli ultimi tempi si sarebbe proposto per altri ruoli di vertice nelle partecipate pubbliche con posti vacanti. L’ultimo esempio è quello di Fibercop.

A questo si aggiunge la possibilità di trovare un capro espiatorio, su cui Salvini potrebbe – in caso di necessità – scaricare le colpe di eventuali disagi eccessivi durante l’estate. Potendo così, almeno in parte, provare ad attutire il colpo su se stesso. Non ha di certo aiutato la distanza di visioni tra Donnarumma e un altro leghista, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Quest’ultimo poco convinto sulla Rab, il modello di finanziamenti per attrarre capitali privati, che l’ad uscente voleva aprire anche a fondi esteri. Così come sulle acquisizioni delle società Firema e Pizzarotti. Il capitolo Donnarumma si chiuderà con la buonuscita del manager: potrebbe chiedere 1,5 milioni, ma si ipotizza che sia anche pronto ad alzare la posta.