Salvini scippa tre lumbard a Forza Italia. E Tajani chiude alla Lega nel Ppe. Matteo fa shopping al Pirellone tra i berluscones. Così prova a mascherare liti e defezioni nel Carroccio

MATTEO SALVINI
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“Per uno che va dieci ne entrano”, prova darsi coraggio Matteo Salvini, e soprattutto a mostrare i muscoli di fronte ad una debolezza ormai conclamata sia all’interno del suo stesso partito – col voto di fiducia al decreto Green Pass di martedì a Montecitorio si è plasticamente manifestata la spaccatura nel Carroccio e in ogni caso, se pur di misura, ha vinto la linea giorgettiana/governativa (leggi l’articolo) – che nella coalizione, dove a questo punto si apre un altro fronte oltre a quello con FdI, con la Meloni sua diretta contendente per la leadership del centrodestra: non avrà fatto sicuramente piacere dalle parti di Arcore lo “scippo”, annunciato ieri in pompa magna dallo stesso Salvini in conferenza stampa a Milano, di due uomini di punta di Forza Italia in Lombardia.

Dei passaggi del presidente del Consiglio regionale lombardo Alessandro Fermi e del consigliere regionale Mauro Piazza, a cui si aggiunto anche l’ex presidente della provincia di Lecco ed ex sottosegretario alla giunta regionale Daniele Nava, alla Lega se ne parlava da un po’ ma il tempismo non è certo casuale: avvengono ora perché il segretario leghista è sotto scacco, ma non sarà certo qualche cambio di casacca a risolvere i problemi che derivano da una linea politica confusa e ambigua, anzi rischiano di deteriorare ancor di più i rapporti all’interno di una coalizione dove di fatto ognuno dei componenti sta giocando la propria partita. Berlusconi, si sa, sogna il Colle e Matteo ieri ha tentato di “compensare” la sottrazione dei forzisti lombardi stuzzicando il suo ego (tanto più che il segretario leghista commentando le due new entry nel gruppo Lega ha anche annunciato che “le novità non finiscono qui”, lasciando presagire altri futuri ingressi in uscita da FI).

“Se Berlusconi volesse candidarsi alla presidenza della Repubblica sarebbe un ottimo candidato, soprattutto per le sue relazioni internazionali, visto che purtroppo l’Italia, e l’intera Europa, negli ultimi anni a livello internazionale hanno contato sempre meno. Se vorrà farlo, noi ci saremo”, ha affermato, sapendo comunque che per Silvio le chance di salire al Quirinale sono abbastanza remote. E, a proposito di Europa, non è un caso che ieri il coordinatore azzurro nonché vicepresidente del Partito popolare europeo, Antonio Tajani, abbia stroncato sul nascere qualsiasi velleità del Capitano di allargarsi nel Parlamento europeo.

SALUTI ALL’EUROPA. “Non è possibile fare un gruppo unico” del centrodestra a Strasburgo e il voto in Germania “non cambierà gli equilibri all’interno del Ppe”, ha affermato tranchant Tajani a margine del vertice del Ppe a Roma, in risposta alle dichiarazioni di Salvini che ieri è tornato a ribadire la necessità di unire le forze di destra e di centrodestra a Bruxelles “per contare di più”, eventualità possibile – secondo lui – dopo il voto tedesco. “Impossibile per il Ppe dialogare con Alternative für Deutschland e il Rassemblement National di Marine Le Pen (che fanno parte del gruppo di Identità e Democrazia, di cui la Lega ha la presidenza, ndr)”, ha ribadito il coordinatore azzurro.

A questo punto c’è da chiedersi se questa netta preclusione ad un gruppo unico in Europa possa avere contraccolpi al progetto di federazione – o addirittura di partito unico entro il 2023 – fra FI e Lega in Italia. Insomma, le acque non sono esattamente tranquille e, con le amministrative di ottobre ormai alle porte, questo è solo l’antipasto di una resa dei conti senza precedenti in una coalizione che sta mostrando tutte le sue contraddizioni.