Salvini senza candidati. A Torino ripiega su un civico e a Milano spera in Feltri. Matteo esulta per i primi sondaggi nel capoluogo piemontese. Ma nelle altre città ha poco da gioire

Matteo Salvini
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A Torino il lavoro di scouting fra i civici sembra aver dato i suoi frutti: l’imprenditore Paolo Damilano, già in campo da dicembre scorso con la sua lista ‘Torino Bellissima’, secondo un sondaggio realizzato da Euromedia Research, sarebbe in vantaggio con il 43,7% rispetto al candidato di centrosinistra Stefano Lo Russo accreditato al 39,6%.

Il suo nome, voluto da Matteo Salvini, ha subito trovato anche il benestare di Fratelli d’Italia e Forza Italia ma il leader della Lega non esita a far ‘pesare’ agli alleati la sua scelta e in una nota diramata dal suo ufficio stampa per prima cosa sottolinea che, sempre secondo la rilevazione della società di Alessandra Ghisleri, la Lega sarebbe il primo partito del centrodestra a Torino, con il 18% dei consensi, seguito dal partito di Giorgia Meloni all’8,7% e Forza Italia all’8,3%.

“Grande soddisfazione di Matteo Salvini, non solo per il risultato della Lega che sarebbe straordinario e certificherebbe un solido vantaggio all’interno della coalizione – si legge nel comunicato – ma anche perché per la prima volta nella storia il centrodestra è in vantaggio a Torino e può davvero vincere”.

Sul primo punto ci sarebbe da obiettare che il caso di Torino è un unicum visto che nelle altre grandi città al voto – Roma, Milano, Napoli e Bologna – i rapporti di forza all’interno della coalizione non sono esattamente favorevoli alla Lega, per non parlare del fatto che a livello nazionale il sorpasso di FdI sul Carroccio è dato ormai per imminente: secondo la fotografia sul peso dei partiti scattata per Otto e Mezzo (La7) dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis se si votasse oggi per le politiche la Lega e FdI con il 21% sarebbero alla pari (con un vantaggio di appena un punto sul Pd, che otterrebbe oggi il 20%) e anche Agi/Youtrend ha certificato nella Supermedia del venerdì che l’avvicinamento tra i primi tre partiti (Lega, FdI e Pd) procede a ritmo spedito: la Lega cala di un punto, al 20,5%, mentre FdI cresce (+0,7%) e si porta ad appena mezzo punto dal Carroccio con il 20%, con il Pd terzo con il 19,1%.

In ogni caso, per tornare alle amministrative d’autunno, anche nel capoluogo piemontese al momento i sondaggi non certificano una vittoria al primo turno di Damilano e in un eventuale secondo turno il M5S sarebbe probabilmente l’ago della bilancia. Il sondaggio della Ghisleri testa come candidata la capogruppo in Comune Valentina Sganga – al momento la soluzione più accreditata in casa 5S – e la posiziona tra il 10,3% e il 13,5%, con un valore medio dell’11,9%. è evidente dunque che quei voti al ballottaggio sarebbero decisivi e sarà fondamentale la linea grillina che prevarrà: quella nazionale, che persegue l’alleanza con il Pd e dunque renderebbe naturale un appoggio al secondo turno o quella ribadita a più riprese dalla sindaca Chiara Appendino che ieri, interpellata sulla rilevazione di Euromedia Research ha così risposto: “Non commento i sondaggi, non l’ho mai fatto, posso dire che noi siamo concentrati sul nostro programma e porremo al centro le nostre tematiche, diritti, innovazione, sociale e ambiente. Non abbiamo assolutamente paura e puntiamo ad andare al ballottaggio”.

Intanto a Milano, dopo che pure il manager Oscar di Montigny ha dato forfait, Salvini annuncia che il nome salterà fuori nelle prossime ore e traccia l’identikit di “un imprenditore, legato al sociale e docente universitario”, anche se il nome di cui si parla è quello di Vittorio Feltri, che ieri ha ammesso di aver ricevuto “segnali”. Da parte sua, Antonio Tajani all’evento ‘Milano ci siamo’ ha detto di non aver parlato con Salvini dei nomi di area civica. “A me interessa vincere, che ci sia un candidato forte, in grado di vincere e governare bene Milano. Se non ci saranno candidati di area civica, dovremo per forza candidare politici e se si dovesse candidare un politico – ha precisato – certamente Maurizio Lupi sarebbe il miglior candidato possibile”.

Più ‘morbido’ Silvio Berlusconi che, proiettato ormai verso l’idea di partito unico, non cerca lo scontro con l’alleato leghista: “Non mi interessa la discussione se il candidato sindaco del centrodestra a Milano sia politico o l’espressione società civile. Mi interessa che sia bravo e che possa assicurare cinque anni di buon governo”.