Salvini contro la stretta sui No Green Pass. Ma il vero obiettivo è Lamorgese. La ministra media tra diritto a manifestare e alla salute. E il Capitano ricomincia a bombardare il Viminale

Salvini Lamorgese
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Il leader della Lega non se ne fa scappare una, la polemica quotidiana è la sua cifra stilistica e attaccare la ministra Lamorgese sempre e comunque è la sua ossessione. “Se vietiamo le manifestazioni perché non siamo in grado di far rispettare le regole, allora il ministro dell’Interno non sa fare il suo lavoro”, ha detto Matteo Salvini ieri in riferimento alla stretta preannunciata dalla titolare del Viminale alle manifestazioni no Green Pass e No vax che ormai da settimane imperversano ogni settimana creando danni all’economia ma anche disagi per i cittadini, come appunto ha spiegato ieri la Lamorgese intervenendo all’assemblea annuale di Anci a Parma (leggi l’articolo): “è necessario garantire il diritto a manifestare ma anche il diritto dei cittadini al lavoro e alla salute”.

Per questo, ha proseguito il ministro, “sto per emanare una direttiva che tiene conto di questi principi”, che “riconosca il diritto a manifestare ma con regole ben precise. Al di là delle manifestazioni No Pass che vediamo ogni sabato, c’è l’esigenza di tanta parte dei cittadini, che si è vaccinata e osserva le regole, e ha diritto ad avere spazi di vita sicuri”. Insomma, un bilanciamento dei diritti: quello di poter manifestare ma anche il diritto al lavoro, allo studio e alla salute.

E stupisce che proprio la Lega, che un tempo si presentava come il “sindacato del Nord” e che tutt’ora ha il suo bacino elettorale fra il popolo delle partite Iva non tenga conto del grido di allarme di Confcommercio che denuncia perdite nella sola Milano – la città di Salvini, peraltro e dove alle recenti amministrative non a caso il carroccio non ha brillato – di oltre 10 milioni di incassi per i continui cortei che si svolgono il sabato, giornata solitamente dedicata allo shopping.

I SOLITI BASTIAN CONTRARI. La scelta della ministra dell’Interno di consentire solo le manifestazioni statiche, cioè i sit-in e vietare i cortei in giro per i centri storici, trova in ogni caso d’accordo tutti i partiti di maggioranza – ad eccezione dei leghisti a cui si è accodata l’opposizione – dal Pd a Forza Italia, da Iv ai 5s. “Manifestare ed esprimere il proprio dissenso è sempre legittimo a meno che non sfoci in intollerabili episodi di violenza o nella paralisi delle nostre città come, purtroppo, sta accadendo con le proteste dei No Green Pass”, argomenta Simona Malpezzi, capogruppo dem in Senato.

E la stoccata a Salvini arriva dal collega Andrea Marcucci (“Non esiste il diritto di mettere a soqquadro le città, come vorrebbe il leader della Lega Salvini. Ancora una volta, bene il modello proposto dalla ministra Lamorgese. Va rispettata la libertà di manifestare anche contro il Green Pass, ma i manifestanti devono rispettare a loro volta la libertà e la sicurezza della gran parte dei cittadini”. sulla stessa linea del suo ministro, il sottosegretario il sottosegretario all’Interno, il 5 Stelle Carlo Sibilia che, ieri mattina ad Agorà su Rai Tre cerca di arginare le polemiche sottolineando che, con le nuove indicazioni ministeriali che verranno fatte proprie dai singoli prefetti nel rispetto delle peculiarità locali “Non c’è alcun divieto di esprimere la propria opinione: l’importante è evitare cortei nei luoghi sensibili del centro storico e mettersi la mascherina. È così drammatico?”.

Per alcuni effettivamente lo è: la decisione della Lamorgese non preoccupa solo i partiti di destra, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana si accoda ai sovranisti e scrive sui suoi social che “Si tratta di una decisione pericolosa e gravida di conseguenze: se si può lavorare, andare al cinema e a una festa, si deve poter manifestare”.