Salvini mette un freno sui vaccini. E ora fa più danni delle varianti. Matteo torna virologo: agli under 40 il siero non serve. E detta la linea al Governo sul Green Pass

Salvini green pass
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Dal governo Draghi nuovo decreto in vista. La cabina di regia con il premier è prevista per domani, prima del Consiglio dei ministri che potrebbe tenersi subito dopo e comunque entro la settimana. Ma intanto impazza la polemica sull’ultimo affondo contro l’obbligo vaccinale del leader della Lega, Matteo Salvini. Che improvvisandosi virologo ha sostenuto che per “i miei genitori” il vaccino è giusto e necessario, “ma nessuno deve inseguire mio figlio di 18 anni con una siringa” (qui il video a Quarta Repubblica).

I dati, ha aggiunto, “dicono che l’85 per cento dei deceduti ha più di 70 anni. E sotto i 60 il tasso di mortalità è inferiore all’1 per cento. Dall’inizio della pandemia, i morti tra i 10 e i 29 anni sono stati 85, vale a dire lo 0,1 per cento”. E non è tutto. “Mettiamo in sicurezza le persone da 60 anni in su, dai 40 ai 59 scelgano, per i giovani il vaccino non serve”.

Una posizione che, però, contrasta con quella, più volte espressa, di limitare al minimo le chiusure di attività e servizi, anche perché una maggiore circolazione del vaccino significa aumentare il rischio di nuove varianti che al farmaco possono essere immuni. Tornando al green pass, sul tavolo del governo c’è il nodo degli spostamenti, dai trasporti ai luoghi aperti al pubblico. Oltre ai nuovi criteri che determineranno i colori delle Regioni e che, come richiesto dai governatori, terranno conto in primis del tasso di ospedalizzazione.

Si andrà in zona gialla se l’occupazione delle terapie intensive è superiore al 5 per cento dei posti letto a disposizione e se quella dei reparti ordinari supera il 10 per cento. Questa è la prima ipotesi allo studio per rivedere i parametri del monitoraggio. Anche il Green Pass, d’altronde, potrebbe essere utilizzato in modo diverso a seconda della situazione epidemiologica di ogni Regione.

“L’idea è quella di pensare a una modulazione e gradualità a seconda del quadro della regione: si possono cioè prevedere intensificazioni dell’utilizzo del green pass a seconda della situazione”, spiega il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. Insomma, un richiamo al modello francese per incentivare le vaccinazioni in un contesto che vede i contagi e il tasso di positività crescere sulla spinta della variante Delta, anche se le terapie intensive e i reparti ordinari per ora non preoccupano. Come prima cosa bisognerà stabilire dove il green pass deve essere obbligatorio. Si parla di mezzi pubblici, ristoranti, discoteche, palestre, cinema e più in generale luoghi dove si tengono eventi e concerti, stadi compresi.

L’obiettivo è quello di tenere le restrizioni al minimo, ma intensificare l’uso del green pass dove i contagi crescono. è pur vero che i nuovi parametri si baseranno sui dati delle ospedalizzazioni, ma solo con l’utilizzo estensivo del certificato vaccinale i contagi diminuiranno. Appare scontata a questo punto la proroga dello stato di emergenza, in scadenza al 31 luglio, probabilmente fino a ottobre. Certo è che su questioni così delicate per il Paese si registra tutt’altro che unità.

Il centrodestra per l’ennesima volta si divide, tra chi spinge per una rapida immunizzazione della popolazione come ha fatto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, chi chiede ai cittadini di prenotare le proprie dosi e chi, come Giorgia Meloni e Salvini, evita l’argomento rimandando anche il proprio turno per la prima dose, strizzando l’occhio ai no vax. Una situazione simile si registra anche sul green pass. Anzi, sul tema del lasciapassare sanitario, persino all’interno della Lega le dichiarazioni vanno in ordine sparso. Proprio il Capitano si è scagliato contro l’idea di un green pass alla Macron, definendolo un “casino totale”.

Leggi anche: Contagi e focolai in crescita. Ma per Salvini non se ne parla di imporre obblighi. Specie ai più giovani, che invece sono la categoria più a rischio.