Sanità laziale, valzer dei soliti noti per le poltrone. Battaglia sul nuovo direttore generale dell’Ifo. Opachi i criteri di selezione

di Sergio Patti
Cronaca

È una delle caselle più pregiate nel grande risiko della sanità laziale, ma i criteri con cui la Regione si sta muovendo per assegnarla sono quanto meno poco trasparenti. La posta in palio è la poltrona di direttore generale dell’Ifo, gli Istituti fisioterapici ospedalieri che comprendono il centro per la cura dei tumori Regina Elena e l’Istituto dermatologico San Gallicano. La pratica sembrava chiusa con lo scambio di caselle deciso nelle scorse settimane tra il dg uscente Marta Branca, spostata dall’Ifo all’ospedale Spallanzani e l’arrivo all’Ifo di Antonio D’Urso, proveniente dall’ospedale San Camillo. Operazione che però è sfuggita di mano al grande regista del potere sanitario laziale, Alessio D’Amato, potente responsabile della cabina di controllo sull’intera sanità della Regione. D’Urso infatti ha rifiutato l’incarico per trasferirsi all’istituto ospedaliero universitario di Sassari. Trasloco che libera nuovamente la poltrona dell’Ifo, dove questa volta la Regione punta su Aldo Morrone, altra vecchia conoscenza della gestione non certo invidiabile dei presidi medici del Lazio, essendo già stato direttore generale del San Camillo e ora presidente dell’Istituto Mediterraneo di Ematologia. A sponsorizzare questa nomina emerge anche il direttore di presidio dello stesso Ifo, Francesco Vaia, professionista al centro di un’interrogazione parlamentare sui suoi trascorsi giudiziari presentata della deputata Cinque Stelle Paola Taverna, coinvolto nello scandalo di Lady Asl e condannato dalla Corte dei conti a risarcire all’Asl 300mila euro.