Sanità lombarda, con la Moratti è festa per i privati. Secondo la docente universitaria Sartor i pazienti saranno dirottati dagli istituti pubblici

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Più che un’eccellenza, la sanità lombarda si è rivelata allo scoppiare della pandemia un fattore di rischio aggiuntivo al coronavirus. I 5 stelle lombardi lo predicano ormai con forza in occasione utile. La nuova proposta di legge voluta dalla vicegovernatrice e assessora al Welfare Letizia Moratti è al momento oggetto di scontro in commissione Sanità al Pirellone dove verrà votata settimana prossima, per poi approdare a novembre in aula. Ma alla sonora bocciatura delle opposizioni per cui legittimerebbe ancora una volta un ricco favore ai privati, si aggiunge anche quella ddi tecnici ed esperti.

L’occasione per fare il punto è stato il convegno “Diritto alla Salute – Riflettori accesi sul servizio sanitario lombardo”, promosso da Spi Cgil Lombardia e Cgil Lombardia tenutosi mercoledì a Milano. Tra i relatori Maria Elisa Sartor, docente di Programmazione, organizzazione e controllo nelle aziende sanitarie alla Statale di Milano, che ha sviluppato una lucida analisi dei guai sanitari lombardi e della loro origine. La libertà di scegliere se rivolgersi a ospedali pubblici o privati per farsi curare, “si è ridotta in pratica – fa notare Sartor – a un’unica scelta: aspettare un anno per una visita o farla a pagamento”.

Questioni, secondo la professoressa, ben lontane dall’essere risolte dalla nuova legge, che non interviene sul peccato originale della riforma Formigoni, non risolve criticità di quella di Maroni e spinge ancor di più il sistema regionale verso la sanità privata.