Sanità preistorica. Tre macchinari su quattro sono obsoleti. Ma non ci sono soldi da investire. Così invece di rottamarli, vengono ancora utilizzati

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Cure condotte con macchinari ormai trapassati. Benvenuti nell’antiquato mondo della sanità italiana dove il 75% delle attrezzature del sistema sanitario nazionale hanno esaurito il proprio ciclo economico e tecnologico, ma vengono ancora impiegate perché non ci sono i fondi necessari per adeguarsi ai tempi e sostituirli. Il quadro viene disegnato dal tradizionale rapporto Oasi dell’Università Bocconi proprio nei giorni caldi della discussione sulla legge di Stabilità che per il 2016 prevede altri due miliardi di tagli per il comparto sanità, visto che dai 113 miliardi fissati dalla Conferenza Stato Regioni si è scesi a 111 miliardi.

Nel rapporto Oasi si sottolinea che la spesa sanitaria pubblica italiana risulta ormai sotto controllo e, tra il 2009 e il 2014, è cresciuta al moderato ritmo dello 0,7% annuo, invertendo la tendenza rispetto al 6% annuo registrato tra il 2003 e il 2008. Negli ultimi tre anni è stato registrato addirittura un sostanziale equilibrio di bilancio. Mancano, però, nuovi investimenti, senza dimenticare 33 miliardi di debiti rilevati al 31 dicembre 2013. Sarà necessario secondo i tecnici bocconiani il numero degli ospedali presenti in Italia “dovrà essere inevitabilmente ridotto, per liberare le risorse necessarie alla cura dei malati cronici e degli anziani”. Dal 2001 al 2015 il numero di aziende è passato da 330 a 244 (-26%) e altre aggregazioni sono in vista. Il dubbio sollevato riguarda gli interventi messi in campo dalle istituzioni che mirano a rivedere i perimetri aziendali piuttosto che a riprogettare i servizi.