Sanità pubblica, boom dei consumi intermedi: la Corte dei conti smaschera il costo del lavoro precario

Sanità, nel triennio 2022-2024 la spesa per consumi intermedi cresce del 7,5%. Dentro ci sono gettonisti, coop e lavoro esternalizzato.

Sanità pubblica, boom dei consumi intermedi: la Corte dei conti smaschera il costo del lavoro precario

C’è un numero che pesa più di molte dichiarazioni politiche. È scritto nero su bianco nella Relazione al Parlamento sul Servizio sanitario nazionale approvata il 19 gennaio dalla Corte dei conti. Nel triennio 2022-2024 la voce di spesa cresciuta più di tutte è quella dei “consumi intermedi”, con un aumento del 7,5 per cento. Nello stesso periodo, complice l’inflazione e il finanziamento fermo del Fondo sanitario deciso dal governo Meloni, la spesa sanitaria complessiva è cresciuta di circa l’1 per cento in termini reali. La distanza tra questi due dati racconta una scelta strutturale, con ricadute immediate su bilanci e corsie.

Dentro i consumi intermedi

I consumi intermedi dovrebbero indicare farmaci, dispositivi, servizi. Oggi raccontano altro. In quella voce finiscono i contratti esternalizzati che tengono in piedi reparti e turni: cooperative che forniscono infermiere e infermieri, professionisti a partita Iva, medici a gettone. Personale che svolge le stesse mansioni dei dipendenti del Ssn, con salari più bassi e tutele ridotte, pagato però molto di più dalle aziende sanitarie. Un paradosso certificato dai magistrati contabili e ricostruito anche da Collettiva: si risparmia sugli organici stabili e si spende di più comprando lavoro sul mercato.

Qui entra il tema che la Corte mette al centro: la leggibilità dei conti. Quando ore di lavoro diventano “servizi acquistati”, lo stipendio si trasforma in fattura e il costo cambia forma prima ancora che sostanza. La spesa di personale scivola dentro un capitolo pensato per beni e servizi, rendendo più complicato misurare quanto vale davvero l’esternalizzazione, confrontare aziende, valutare scelte e responsabilità. La Corte richiama l’esigenza di chiarire presupposti giuridici ed economici di queste operazioni e di indicare con precisione le voci di conto economico in cui vengono registrate: trasparenza contabile come condizione minima di governo della spesa.

Il fenomeno era stato indicato come emergenziale. Il ministro della Salute Orazio Schillaci aveva annunciato l’uscita dei gettonisti da ospedali e ambulatori. Intanto la Corte osserva che, dopo una breve flessione, nel 2024 la dinamica dei consumi intermedi torna a salire. La ragione è nota: tetti di spesa sul personale ancora operativi, concorsi lenti, dimissioni in aumento. Il risultato è un sistema che affitta turni per garantire i Lea e sposta costi di natura salariale in capitoli di bilancio meno trasparenti.

Sanità, il costo del lavoro comprato

La distorsione ha un impatto diretto sui conti e sulla qualità dei servizi. Un medico a gettone può costare all’azienda sanitaria il doppio o il triplo di un dipendente, senza continuità organizzativa e senza investimento sul capitale umano. La Corte invita a seguire il fenomeno “con particolare attenzione” perché intreccia due rischi immediati: l’aumento strutturale della spesa e la fragilità dell’assistenza. Dove il ricorso alle esternalizzazioni è più alto, la carenza di personale è più grave. E la continuità clinica diventa un problema operativo: turni coperti “a chiamata”, reparti in cui chi entra resta il tempo di una guardia, procedure e protocolli imparati al volo, passaggi di consegne compressi.

La lettura sindacale coincide con quella dei magistrati. Per Michele Vannini, segretario nazionale della Fp Cgil, il gettonismo è diventato una risposta ordinaria a vuoti di programmazione. Gli ultimi rinnovi contrattuali hanno recuperato solo una parte dell’inflazione accumulata. Chi può lascia il pubblico e spesso rientra dalla porta laterale, come esterno, alimentando un circuito che drena risorse. Ogni euro speso per comprare turni è un euro sottratto a organici stabili, formazione, continuità di cura.

Il dato del +7,5 per cento pesa perché descrive una sanità che tiene aperti i reparti pagando di più il lavoro e svalutando chi resta. Finché il personale dipendente resterà il capitolo da comprimere, i consumi intermedi continueranno a crescere. La Corte dei conti lo registra, la politica lo conosce, il conto arriva ai pazienti e ai bilanci pubblici.