In Sassonia-Anhalt il partito più votato è quello che l’intelligence interna del Land, l’ufficio per la tutela della Costituzione, classifica dal 2023 come “accertatamente di estrema destra”. Alternative für Deutschland ha preso il 43,8 per cento nel risultato provvisorio ufficiale diffuso dalla Landeswahlleiterin e l’affluenza è salita al 76,9 per cento dal 60,3 del 2021. Quella classificazione ha funzionato da credenziale.
La Cdu del cancelliere Friedrich Merz scivola al 17,2 per cento, quasi venti punti sotto il 37,1 di cinque anni fa. Il copresidente dell’AfD Tino Chrupalla ha presentato il conto con una frase che il Tagesspiegel ha raccolto nella notte elettorale: «Merz voleva dimezzarci, abbiamo dimezzato la Cdu». Nel 2018, quando si candidò alla guida del partito, Merz aveva promesso esattamente quello. Sull’aritmetica ha ragione l’altro.
Chi ha votato l’estrema destra
Il ritratto della Forschungsgruppe Wahlen, che domenica ha intervistato 18.384 elettori all’uscita dai seggi, smonta la consolazione preferita di chi governa, quella secondo cui a votare così sarebbe il vecchio rancoroso di provincia. Fra gli uomini l’AfD arriva al 49 per cento, fra le donne al 39. Fra chi ha meno di sessant’anni sta al 49 e fra gli over 60 al 36. Il voto nero è quello della popolazione attiva. Sale al 56 per cento fra gli uomini tra i quarantaquattro e i cinquantanove anni, e arriva al 62 fra gli under 35 che hanno titoli di studio bassi. Nella stessa fascia la Cdu prende il 5 per cento. Dietro tutti.
E c’è il numero che dovrebbe togliere il sonno a Berlino, perché sui due argomenti che gli elettori hanno messo in cima, economia e scuola, l’AfD scavalca per la prima volta la Cdu nella competenza attribuita, quindi ha smesso di essere il partito di un tema solo. Il 55 per cento ha detto che a pesare è stata la politica del Land e l’83 per cento che quelli lassù ignorano i problemi della gente comune. Merz sulla scala da meno cinque a più cinque sta a meno 2,7, e il presidente uscente Sven Schulze, in carica da gennaio, ha passato la campagna a prendere le distanze da Berlino.
Cosa c’è scritto nel programma
Il documento approvato in aprile si chiama “programma di governo”, e Correctiv ne ha ricostruito il contenuto: abolizione del diritto d’asilo come diritto fondamentale, una “offensiva di rimigrazione” estesa ai profughi ucraini, scioglimento della centrale regionale per l’educazione civica, limitazione del voto per corrispondenza, fine dell’inclusione scolastica. Il candidato governatore Ulrich Siegmund, trentacinque anni, frequenta l’ambiente di Martin Sellner, l’ideologo della “rimigrazione” il cui schema il Tribunale amministrativo federale ha giudicato lesivo della dignità umana nella parte che riguarda i cittadini tedeschi. Sul resto la geografia mentale è già altrove: nell’elettorato dell’AfD solo il 27 per cento considera la Russia un pericolo per l’Occidente, mentre fra tutti gli altri la quota sta al 69.
Poi restano i seggi, e all’AfD ne toccano 39 su 83 mentre la maggioranza sta a 42. La coalizione uscente è evaporata, con la Fdp al 2,6 per cento fuori dal Landtag, e l’unico governo aritmeticamente possibile contro l’AfD mette insieme Cdu, Spd, Verdi, Linke e Bsw per 44 seggi appena. Domenica sera la segretaria generale della Cdu Franziska Hoppermannha sbarrato la strada all’AfD e, secondo il Tagesspiegel, pure ai colloqui seri con la Linke: il muro, insomma, andrebbe retto proprio da chi si rifiuta di parlare con il mattone che serve a tenerlo su.
Il Bsw di Sahra Wagenknecht entra con 5 deputati e si ritrova l’ago della bilancia, mentre il 48 per cento dei cittadini dice che un governo dell’AfD gli farebbe paura, e la quota sale al 78 fra chi domenica ha votato altro. Fra due settimane si torna alle urne a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove quella stessa credenziale circola già.