Lo sbarco al Quirinale. E chi resta solo in alto mare. La politica non ha tempo per pensarci. Ma a due passi dal nostro Paese è in corso l’ennesima strage di migranti

profughi sbarchi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Mentre assistiamo al lavoro febrile dei leader politici per trovare un nome condiviso a cui affidare il Colle, regna l’indifferenza più totale su una tragedia che si consuma sotto i loro occhi e li vede silenti complici. Papa Francesco ha inquadrato la situazione con un richiamo a quell’umanità di cui non sappiamo renderci portatori: “quanto dolore sentiamo nel vedere i nostri fratelli e sorelle morire nel mare perché non li lasciano sbarcare”, o come ha sintetizzato il sindaco di Lampedusa: “troppi uomini muoiono dimenticati dal governo italiano e dall’Europa”.

E proprio di queste ore è la notizia dell’approdo nella stessa Lampedusa di un barcone con 280 migranti di cui sette sono morti, probabilmente per ipotermia. La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo su questa ennesima tragedia in mare; crimine che sarà contestato agli scafisti “come conseguenza di altro reato”, se saranno presi e consegnati alla giustizia.

SALVARE LE VITE È UN DOVERE. Ma con le condizioni climatiche che si fanno già gradualmente meno avverse alle traversate in mare, sta ripartendo il fenomeno dell’immigrazione di persone che – ricordiamolo – non abbandonano la loro terra d’origine per ragioni vacanziere, ma per scappare dalla guerra, dalla prigionia nei lager, da condizioni di indigenza estrema, come nel caso dell’ultimo maxi-sbarco al molo di Favaloro, dove due motovedette della Capitaneria di porto hanno sbarcato rispettivamente 141 e 164 migranti di diverse nazionalità, tra cui donne e minori.

E lo abbiamo visto anche con la Geo Barents, dove il 25% degli immigrati a bordo non raggiungeva la maggiore età e – come raccontano da Medici Senza Frontiere – presentavano i segni delle torture e degli abusi subiti in Libia. La ONG che aveva a bordo 439 migranti salvati in sei distinte operazioni ha chiesto sia all’Italia che a Malta di indicare un porto per poter finalmente sbarcare, ma nel primo caso non avrebbe ricevuto risposta, mentre nel secondo sarebbe arrivato direttamente il rifiuto. Ecco, noi siamo quelli che non danno risposte. Conniventi. Omertosi. Riteniamo che salvare vite umane sia una possibilità tra le altre, non un dovere assoluto.

Perciò spero che sia eletto un buon Presidente della Repubblica e che il processo democratico ed istituzionale abbia il suo corso, ma trovo inaccettabile che questo accada senza un’urgente e piena assunzione di responsabilità da parte della politica in materia di immigrazione. Il che vuol dire in termini di diritti umani. Di vita. Sul cui rispetto dovrebbe fondarsi la buona politica.