Sblocca cantieri, sbloccati pure i soliti commissari. Prevista una valanga di strutture speciali. Rispunta anche l’Irpinia

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Dopo gli ultimi passaggi nelle Commissioni, oggi alla Camera è atteso il voto sulla conversione in legge del decreto cosiddetto Sblocca Cantieri. Un testo rivisto e approvato al Senato, che oltre al tema della sospensione fino al 31 dicembre dell’anno prossimo di parte del Codice degli appalti, tra affidamenti senza gara e progettazioni fatte dagli stessi esecutori dei lavori, introduce come sempre accade diverse altre novità, dalla gestione dei rifiuti alla ricostruzione delle zone terremotate, fino all’edilizia. E punta a risolvere i mille problemi aperti da anni in Italia con l’ennesimo esercito di commissari straordinari, quelli che possono agire in deroga alle norme e che di fatto sembrano stare lì a dimostrare il fallimento delle leggi nazionali e dell’ordinaria gestione del Paese.

SUPER POTERI. Quella dei commissari straordinari è storia vecchia. Parte in epoca fascista ed ha toccato l’apice durante il primo Governo Prodi, con le tante nomine fatte dal ministro Paolo Costa. Nonostante le ingenti risorse investite, troppe opere sono però ugualmente rimaste tristemente impantanate. Le strutture commissariali sono state in passato bocciate dalla Corte dei Conti e nel tempo ne sono state create così tante che un conto preciso è stato più volte ritenuto impossibile. Con lo Sblocca cantieri tornano ora commissari straordinari per le infrastrutture ritenute prioritarie, da quelle sulla rete viaria siciliana ai lavori nei piccoli Comuni, dall’ultimazione delle opere per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia, ancora al palo nonostante siano trascorsi quasi quaranta anni, con finanziamenti ancora per oltre 219 milioni di euro, agli impianti di compostaggio nel Lazio, dal ponte a Parma agli interventi per la finale di coppa del mondo dell’anno prossimo a Cortina d’Ampezzo, passando per il completamento del Mose di Venezia e le opere necessarie per mettere in sicurezza la falda acquifera in Abruzzo, minacciata dal tunnel del Gran Sasso e per cui è stato paventato anche il rischio della chiusura del fondamentale collegamento autostradale.

ALTRI INVESTIMENTI. Una legge che comprende poi appalti più veloci per costruire o sistemare i centri di permanenza per migranti nei prossimi cinque anni, cinque milioni di euro l’anno fino al 2023 per costruire nuove caserme dei vigili del fuoco, lavori per evitare le procedure europee di infrazione su fogne e depuratori, facilitazioni legate alla rigenerazione urbana, fondamentalmente nelle demolizioni e ricostruzioni, due milioni per le ciclovie interurbane, promozioni dei dirigenti di Polizia, e numerose facilitazioni finalizzate alla ricostruzione delle aree distrutte dal sisma in provincia di Campobasso (39 milioni di euro), in Molise, nel catanese (236,7 milioni di euro), in Sicilia, in Abruzzo, con 10 milioni di contributi straordinari solo per il Comune dell’Aquila, in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Umbria e nel Lazio e nelle Marche, oltre al sostegno ai residenti nei pressi del cantiere del ponte Morandi a Genova.

LE CRITICHE. Ieri in Commissione ambiente alla Camera tanti i no alla nuova legge, sia da parte degli ambientalisti e dei sindacati che dell’Associazione costruttori, oltre che della stessa Associazione nazionale dei Comuni, secondo cui la norma avrebbe recepito temi marginali e lasciato fuori tempi importanti. Oggi però, dopo l’audizione del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, a Montecitorio si vota.