Scafisti e Ong in rotta sull’Italia. In arrivo altri migranti. Il meteo favorevole rimette in acqua navi e barchini. E come al solito l’Europa si gira dall’altra parte

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Con l’avvento dell’autunno, sembrava finita l’ondata di migranti in cerca di fortuna in Italia. E invece è bastato un lieve miglioramento delle condizioni meteo che tutto è tornato esattamente come in estate, se non peggio. Eh sì perché cento clandestini, tra giovedì e sabato, sono sbarcati in poche ore nel nostro Paese mentre almeno altri ottocento, proprio in queste ore, sono in partenza dalle coste libiche ed è inutile chiedersi verso dove punteranno. Possiamo pensarla come vogliamo ma si tratta di un vero e proprio esodo di disperati, in fuga da guerre e miseria, che può piacere o no ma è ormai diventato un flusso continuo e inarrestabile.

Qualcosa che non si può più relegare a fenomeno stagionale e tantomeno si può sperare che, trattandosi di un problema così sterminato, possa gravare sulle sole spalle di Italia e della riluttante Malta. Eppure passano i giorni, le settimane e i mesi, ma l’Unione europea continua a fare orecchie da mercante, al più dicendosi pronta ad assecondare le istanze del premier Giuseppe Conte in merito ad un’ipotetica ridiscussione degli accordi di Dublino che poi, però, non avviene mai.

L’UE FA FINTA DI NIENTE. In questo scenario desolante, nel più classico degli scarica barile, resta l’Italia a portare la croce con l’aggravante di essere spesso accusata di razzismo perché, al contrario di quanto sostiene il Capitano, qui vige ancora la politica dei porti chiusi finché l’Ue non si faccia carico, caso per caso, del gruppo di clandestini di turno. In questi giorni, però, le vite dei migranti sono più a rischio che mai. Con le condizioni meteo destinate a cambiare già nell’arco delle prossime 24 ore, con un peggioramento più che deciso, si teme l’ennesima tragedia del mare. Un evento tutt’altro che impossibile ma pressoché scontato che, a questo punto, obbliga gli Stati europei ad agire con rapidità per trovare un accordo per la redistribuzione dei naufraghi.

C’è da chiedersi come sarà possibile arrivare ad un simile risultato in così poco tempo visto che durante l’estate, ossia in condizioni assolutamente favorevoli, mediamente ci volevano quindici giorni. Così c’è da sperare che a prevalere sarà lo spirito comunitario e che quindi qualche volenteroso, in poche ore, acconsenta a prendere parte dei clandestini. Ma non si può nemmeno escludere che proprio la mancanza di tempo possa diventare un vergognoso alibi per i nostri partner europei che, anziché agire, potrebbero lavarsene le mani e lasciare che la sola Italia ci metta la faccia. Perché può piacere o no ma non si può neanche lontanamente pensare di lasciare in acqua migranti con le temperature rigide, le piogge e il mare grosso.

ARREMBAGGIO IN CORSO. Insomma non c’è tempo e proprio in queste ore le navi ong operanti nel mediterraneo sono attive nel rintracciare e salvare le navi dei disperati. Al momento le operazioni sono nel vivo e, dati alla mano, sui mezzi delle diverse organizzazioni sono stati messi in salvo già 367 naufraghi. Tre le ong già attive nel tratto di mare che collega la Libia alla Sicilia. Si tratta di vecchie conoscenze tra cui la Sos Mediterranée, la quale è stata protagonista con la sua Ocean Viking di tre missioni di salvataggio in pochi giorni ed ha attualmente a bordo 215 migranti. A fianco a questa imbarcazione c’è anche la spagnola Open Arms su cui sono stati caricati già 73 persone, raccolte due giorni fa da un barchino in difficoltà. Il terzo vascello, invece, è una new entry perché si tratta della spagnola Aita Mari che nelle sue prime 24 ore di navigazione ha già messo in salvo 79 soggetti.

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di Gaetano Pedullà

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