Scambio FdI-FI tra intercettazioni e preferenze, le destre trovano l’accordo. Ma riesplode lo scontro sul ddl Zanettin sugli smartphone

Accordo su intercettazioni e preferenze. E in aula Nordio elude le domande sulle chat tra Delmastro e il prestanome dei Senese

Scambio FdI-FI tra intercettazioni e preferenze, le destre trovano l’accordo. Ma riesplode lo scontro sul ddl Zanettin sugli smartphone

Alla fine, lo scambio politico tra Fratelli d’Italia e Forza Italia sembra portare all’esito che i berlusconiani chiedevano fin dall’inizio. L’emendamento di Fdi sulle cosiddette intercettazioni a strascico, quello che avrebbe ampliato l’utilizzabilità degli ascolti anche in procedimenti diversi da quelli per cui erano stati autorizzati, è destinato quasi certamente a un binario morto.

A dirlo ieri è il presidente del Senato Ignazio La Russa, durante la cerimonia del Ventaglio: “Credo che al 99,99% quell’emendamento, al di là di come lo giudichi, debba essere dichiarato non proponibile e così avverrà”.

La Russa si schermisce, parla di “esame attento” e non di mediazione politica, dicendo di essersi “adagiato sul giudizio tecnico degli uffici”. Ma la sostanza non cambia: la maggioranza, aggiunge, potrà sempre “riprodurre un altro emendamento in cui non ci sia inammissibilità” in un altro provvedimento.

Da una parte le intercettazioni, dall’altra le preferenze

Non è un caso che l’inammissibilità maturi proprio mentre su un altro fronte, quello della legge elettorale, la maggioranza sembra trovare un punto di caduta. Antonio Tajani ha aperto parzialmente al tema delle preferenze, chiesto da settimane da pezzi di maggioranza e opposizione: “Un eventuale emendamento che inserisca il tema delle preferenze può essere esaminato in maniera positiva“, ma prima serve “un confronto tra le forze di centrodestra”, annunciato per la prossima settimana.

Lo stesso La Russa, dal canto suo, si era detto “a favore delle preferenze”, definendo la formula individuata “una mediazione democratica” più che un “arzigogolio”. Chiacchiere a parte, il quadro è chiaro: a Forza Italia le intercettazioni, a FdI e al resto della coalizione le preferenze.

Intanto il Movimento svela il bluff di FdI

Una partita a incastro che la maggioranza prova a gestire senza strappi pubblici, ma che il M5S commenta in modo impietoso. La senatrice Ada Lopreiato, capogruppo M5S in commissione Giustizia, parla apertamente di “bluff” da parte di FdI, accusando il partito di Meloni di aver depositato in aula un emendamento “ulteriormente insufficiente” rispetto a quello già presentato in commissione, che non risponderebbe in alcun modo all’allarme lanciato ad aprile dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo: “Sono passati tre mesi da quella lettera e il governo è immobile. È la destra dell’antimafia delle chiacchiere e della propaganda”.

Ma i Berlusconiani rilanciano il ddl Zanettin sugli smartphone

Il fronte giustizia, però, non si esaurisce qui. Resta aperto il nodo del ddl Zanettin sul sequestro di smartphone, fermo alla Camera da mesi nonostante l’approvazione al Senato nell’aprile 2024. Forza Italia, per bocca del deputato Pietro Pittalis, ieri ha denunciato un “ritardo ormai inaccettabile” nella calendarizzazione, mentre dietro le quinte il viceministro azzurro Francesco Paolo Sisto e la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo cercano un compromesso sul cosiddetto “doppio binario”: procedure più rapide per mafia e terrorismo, ma obbligo di autorizzazione del gip mantenuto per gli altri reati. Un metodo di lavoro che, sperano gli azzurri, potrebbe fare da apripista anche sul dossier intercettazioni.

E il governo apre lo scontro con opposizioni e Bruxelles sul riconoscimento facciale

Ma è sul riconoscimento facciale che si consuma lo scontro più delicato, destinato a superare i confini nazionali. Un decreto legislativo del governo amplia i poteri di polizia sull’uso dell’intelligenza artificiale per l’identificazione biometrica, con norme che secondo l’opposizione andrebbero oltre il regolamento europeo che il testo dovrebbe recepire: dall’autorizzazione orale al pm nei casi urgenti, senza il via libera di un gip, fino alla possibilità di raccogliere e conservare per sette giorni i dati biometrici di chiunque acceda a luoghi considerati sensibili per l’ordine pubblico, come stadi, stazioni o piazze durante manifestazioni.

Nonostante le proteste di tutte le opposzioni, Palazzo Chigi ha fretta: i pareri delle commissioni dovranno arrivare al più presto, unico passaggio parlamentare richiesto.

Nordio cita il “caso Minetti” e non risponde sulle chat di Delmastro

A chiudere la giornata, l’ennesimo affondo del M5S contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio, questa volta sul caso Delmastro. Al question time, la deputata Valentina D’Orso e il collega Federico Cafiero De Raho dei 5 Stelle hanno chiesto conto delle frequentazioni dell’ex sottosegretario con i Caroccia, prestanome del clan mafioso Senese, del contenuto delle chat tra Delmastro e gli stessi Caroccia, mai rese note alla magistratura. Ma hanno anche interrogato il ministro sulla recente promozione di Augusto Zaccariello a direttore generale della Polizia Penitenziaria, nonostante fosse stato immortalato con Delmastro alle cene alla ‘Bisteccheria’.

Nordio si è schermito citando il “caso Minetti” come monito alla cautela verso “notizie fasulle e inventate”, ma, per i 5S non ha risposto nel merito, limitandosi a garantire la “continuità” della struttura ministeriale dopo le dimissioni di Delmastro, sostituito dal senatore Balboni. Una risposta che, per De Raho, lascia in sospeso “fatti gravissimi” che riguardano direttamente il suo ministero.