Scandalo dell’eolico in Sicilia. Palazzo Madama salva Siri. Negato l’uso delle intercettazioni chiesto dal gip. L’ex sottosegretario della Lega è accusato di corruzione

Armando Siri
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E pure Siri è salvo. L’Aula del Senato ieri, accogliendo la proposta della Giunta per le autorizzazioni, ha negato l’utilizzo delle intercettazioni in cui è coinvolto il senatore leghista chiesto dal gip del Tribunale di Roma. Con due distinte votazioni è stato garantito il salvagente all’ex sottosegretario del Carroccio indagato per corruzione.

Nella relazione approntata da Lucio Malan, di Fratelli d’Italia, è stato sostenuto che non si doveva concedere l’utilizzo delle intercettazioni che riguardano Armando Siri, effettuate il 15 maggio 2018, “per la incerta ed implausibile configurazione del requisito della necessità”, e che non si doveva concedere per quelle del 17 maggio 2018, del 27 luglio 2018, del 4 agosto 2018 e del 6 agosto 2018, “non sussistendo il requisito della fortuità e occasionalità”.

L’inchiesta per corruzione in cui è indagato il senatore, costretto proprio per tali indagini a dire addio al posto da sottosegretario nel Governo gialloverde, riguarda una presunta tangente da 30mila euro che sarebbe stata “data o promessa” al leghista tramite Paolo Arata, in cambio di un “aggiustamento” al Def 2018 relativo agli incentivi per il mini-eolico (leggi l’articolo).

L’ex sottosegretario è inoltre accusato (leggi l’articolo) anche di un suo presunto impegno per ottenere un provvedimento normativo ad hoc che finanziasse, anche in misura minima, il progetto di completamento dell’aeroporto di Viterbo, di interesse della Leonardo spa per future commesse, oltre che per delle pressioni che avrebbe fatto sul comandante generale della Guardia costiera, Giovanni Pettorino, per rimuovere il contrammiraglio Piero Pellizzari dall’incarico di responsabile unico del procedimento nell’ambito di un appalto in scadenza per la fornitura di sistemi radar, in quanto, secondo gli inquirenti, quest’ultimo sarebbe stato inviso alla Leonardo spa, perché critico su alcuni aspetti della fornitura. E su quest’ultima vicenda, sempre per la Procura di Roma, il senatore avrebbe ricevuto “la promessa di ingenti somme di denaro e comunque la dazione di ottomila euro”.

Siri, che ha già ottenuto nel 2014 un patteggiamento a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta, è indagato anche dalla Procura di Milano per due vicende di presunti finanziamenti illeciti e sul voto ieri dell’Aula è intervenuta la vicepresidente della Giunta per le immunità, la pentastellata Grazia D’Angelo.

“Non è possibile avallare la proposta conclusiva del relatore Malan volta a respingere la richiesta dell’autorità giudiziaria relativamente alle intercettazioni che riguardano il senatore Armando Siri. è difficilmente argomentabile sulla presunta mancanza del requisito della necessità – ha affermato la senatrice del Movimento 5 Stelle – in quanto il gip aveva già effettuato un vaglio preliminare, riducendo l’ambito delle intercettazioni da sottoporre alla domanda di autorizzazione.

Dopo una scrematura così ampia, nonostante le accuse e la rilevanza delle stesse, la conclusione che su alcune intercettazioni manchi il presupposto della necessità mi sembra offensiva nei confronti della ragionevolezza di quest’Aula”. Ancora: “Giuridicamente e politicamente non possiamo che manifestare la più profonda contrarietà alle conclusioni della giunta”. Per la Senatrice D’Angelo, inoltre, relativamente alle altre intercettazioni, non si comprende perché l’intercettazione del 17 maggio 2018 non possa rientrare fra le intercettazioni casuali. Ma Siri è stato salvato ugualmente.