Scandalo Epstein, persino l’universo Maga contro Bondi. La ministra di Trump si è rifiutata di chiedere scusa alle vittime del pedofilo

Gli Epstein files fanno tremare mezza Ue: perquisita la casa dell'ex premier norvegese, in Uk fari puntati su un ex primo ministro

Scandalo Epstein, persino l’universo Maga contro Bondi. La ministra di Trump si è rifiutata di chiedere scusa alle vittime del pedofilo

Tutti contro la ministra della Giustizia Usa Pam Bondi, dopo la sua performance davanti alla commissione di giustizia della Camera sul caso Jeffrey Epstein, di due giorni fa. Persino l’universo Maga ha attaccato l’ancella di Donald Trump.

Il mondo Maga contro Bondi

Sono stati numerosi, infatti i commentatori di ultra-destra che ne hanno chiesto le dimissioni o la rimozione dopo l’audizione. “Viste le sue risposte sul perché nessuno è stato incriminato per Epstein dovrebbe essere cacciata o dimettersi. Ma questo non accadrà e i democratici vinceranno alle elezioni”, ha detto il commentatore di destra Erick Eickson.

“Questo è un paese di adulti”, ha tagliato corto il podcaster pro-Trump Tim Pool criticando Bondi per i toni accesi dell’audizione. Parole dure sono arrivate anche da Nick Fuentes, il podcaster di estrema destra. “Dovrebbe essere messa in stato di accusa. Ha mentito sui documenti di Epstein”, ha messo in evidenza.

Lo scontro alla Camera sui file Epstein

In effetti è difficile difendere Bondi dopo le sue risposte scomposte e aggressive alle domande dei deputati, alla presenza delle vittime del pedofilo. Particolare indignazione ha suscitato il modo in cui il Dipartimento di Giustizia ha gestito la pubblicazione dei file, ovvero “proteggendo i potenti ed esponendo i nomi delle vittime”, dicono i democratici. In particolare, ha colpito la pubblica opinione il rifiuto di Bondi di guardare negli occhi le vittime presenti.

“Sono profondamente dispiaciuta per quello che le vittime, tutte le vittime, hanno dovuto affrontare a causa del mostro”, ha detto, rifiutandosi però di scusarsi per come i file sono stati gestiti. Sotto un fuoco di fila incrociato di accuse, la ministra ha cercato di difendersi con parole che sono apparse, agli osservatori, più rivolte alla Casa Bianca che alle vittime.

Oscurato il nome dell’emiro Ahmed bin Sulayem, socio di Trump

Trump e il suo staff sono infatti irritati da come il Dipartimento di Giustizia e Bondi hanno affrontato il caso Epstein, esponendo la ministra a critiche e mettendo in bilico il suo posto. Trump “è il presidente più trasparente della storia. Non ci sono prove che abbia commesso alcun crimine”, ha ribadito a più riprese respingendo gli attacchi della deputata democratica Pramila Jayapal, che le ha fatto notare come inizialmente il nome sultano del Emirati Ahmed bin Sulayem fosse stata oscurato.

L’uomo d’affari – ha sottolineato Jayapal – è il presidente e l’ad di una società che ha legami finanziari con Trump e il suo consigliere Steve Bannon. “Si vergogni. Se avesse un minimo di decenza, dovrebbe dimettersi dopo questa udienza”, l’ha incalzata il liberal Ted Lieu. E lei di rimando: “E’ ridicolo. Questo non è un circo”.

I file fanno tremare mezza Europa

Intanto però i file di Epstein stanno facendo tremare i grandi del mondo. Se lo scandalo ha creato forti imbarazzi a Buckingham Palace e messo in difficoltà il premier Keir Starmer – attaccato per aver promosso “persone legate a pedofili” -, ora a tenere il fiato sospeso è l’intero establishment britannico. Sta infatti prendendo piede il sospetto di un fantomatico rapporto sessuale a tre che avrebbe coinvolto Epstein, la sua complice Ghislaine Maxwell e un ex (o futuro) primo ministro di cui non si fa il nome.

L’indiscrezione arriva  da Andrew Lownie, già autore di una biografia non autorizzata sull’ex principe Andrea. Nelle carte su Epstein sono citati a più riprese, seppure senza evidenze note di illeciti, vari ex capi di governo del Regno come Tony Blair o David Cameron. È poi risaputo che la Maxwell frequentò l’università di Oxford negli anni in cui vi studiavano sia Cameron sia Boris Johnson.

perquisita la casa dell’ex premier norvegese Jagland

Sui nomi contenuti nelle carte non si placa la polemica neanche in Francia: il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot si è dichiarato infatti “sconvolto” e ” indignato” per le rivelazioni in merito al coinvolgimento del diplomatico francese Fabrice Aidan.

Sempre ieri la polizia norvegese ha perquisito le abitazioni di Thorbjorn Jagland, l’ex primo ministro sospettato di “corruzione aggravata” nell’ambito dei suoi contatti passati Epstein. I documenti pubblicati a fine gennaio suggeriscono in particolare che Jagland e/o la sua famiglia abbiano soggiornato o trascorso le vacanze presso il finanziere tra il 2011 e il 2018, in un periodo in cui l’ex capo del governo era diventato presidente del comitato Nobel e segretario generale del Consiglio d’Europa. A Jagland tre giorni fa è stata revocata da parte del Consiglio d’Europa l’immunità di cui godeva.