Schiaffo dell’Europa a Obama. Corsa alla banca di Pechino. L’Italia sarà tra i fondatori della nuova struttura. In ballo 50 miliardi di dollari per investimenti

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Schiaffo agli Stati Uniti. Se si tratta di affari, la diplomazia può fare un passo indietro e perciò l’Italia si è unita a Francia e Germania entrando a far parte come socio fondatore della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB). La nuova banca d’investimento, che lavorerà con le banche multilaterali di sviluppo e di investimento esistenti, potrà svolgere un ruolo di rilievo nel finanziamento dell’ampio fabbisogno infrastrutturale dell’Asia. In questo modo, la AIIB promuoverà lo sviluppo economico e sociale nella regione e contribuirà alla crescita mondiale.

GRANDI PROSPETTIVE
Ieri il Tesoro ha fatto sapere che Francia, Germania e Italia, operando in stretto raccordo con i partner europei e internazionali, intendono lavorare con i membri fondatori della AIIB per costruire un’istituzione che segua i migliori principi e le migliori pratiche in materia di governo societario e di politiche di salvaguardia, di sostenibilità del debito e di appalti. La mossa però non è affatto piaciuta agli Usa.

DIPLOMAZIA
L’ingresso nella banca d’investimento ha infatti irritato Obama perchè secondo l’amministrazione americana questa nuova struttura punterebbe a costruire un’alternativa alla Banca mondiale di Washington e all’Asian Development Bank, sponsorizzata dagli States. Per questo – come rivelato ieri dal Finacial Times – gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per evitare l’adesione dei governi europei al nuovo soggetto. In altri tempi sarebbe bastato un battito di ciglia per fermare tutto, ma oggi Pechino è un partner al quale non si può togliere il saluto. E anzi, le potenzialità finanziarie sono infinite, così come gli investimenti che la Cina fa ormai da anni in tutta Europa. Italia compresa – nonostante i tanti limiti ancora esistenti agli investimenti esteri – con partecipazioni pesanti nei principali gruppi energetici e bancari.

LA DOTAZIONE
Tra i Paesi dell’area asiatica rimasti fuori dalla banca d’investimenti nelle infrastrutture così gradita alla Cina sono rimaste fuori solo Giappone, Corea del Sud e Australia. La AIIB avrà a disposizione una dotazione iniziale di 50 miliardi di dollari. Soldi con cui far partire immensi investimenti. Inevitabile dunque quella che il Financial Times ha definito una sconfitta per l’amministrazione Obama. Non la prima e probabilmente neanche l’ultima per il presidente in politica estera.

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