Schiaffo del Tar a Obama

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di Clemente Pistilli

Qualche volta riesce a dire no pure l’Italia. Riesce a dirlo un giudice del Tar andando contro lo stesso ministro della giustizia e persino contro la Cassazione. E gli Stati Uniti d’America non possono far altro che accusare il colpo: congelata l’estradizione del cosiddetto Madoff tedesco.

Un raggiro planetario
Sigaro perennemente in bocca, piglio da attore hollywoodiano, ville e belle donne. In carriera, bello e impossibile. Appariva così, fino a sette anni fa, Florian Whilem Jurgen Homm, uomo d’affari tedesco, che dopo gli studi ad Harvard aveva iniziato la sua carriera alla newyorkese Merrill Lynch. Un quarantenne rampante all’epoca, con una lussuosa dimora a Maiorca e un cospicuo patrimonio al sicuro alle isole Cayman. A farlo entrare a pieno titolo tra i vip anche del vecchio continente era stato poi l’acquisto di azioni del Borussia Dortmund, noto club di calcio tedesco risollevato economicamente proprio da Homm. L’imprenditore, con la Absolute Capital Management Holdings, fondo con sede proprio nel paradiso fiscale delle Cayman, aveva aperto nove hedge fund, fondi speculativi diretti a una clientela di altissimo livello. Agli investitori il tedesco sbarcato a Wall Street prometteva alti guadagni, ma poi è stato scoperto che effettuava i pagamenti degli interessi maturati dai vecchi investitori attingendo al denaro a lui consegnato dai nuovi. Un sistema illecito che alla fine è esploso e nel 2007, all’età di 48 anni, quello che è stato ribattezzato il Madoff tedesco, facendo un parallelo con quel Berbard Madoff che aveva raggirato i clienti per 7 miliardi di dollari, ha fatto perdere le sue tracce.

Caccia all’uomo
A ricostruire il buco prodotto da Homm è stata la Securities and Exchange Commission, autorità di vigilanza di Wall Street. Per gli investigatori l’imprenditore avrebbe fatto perdere 170 milioni di euro a risparmiatori di tutto il mondo, italiani compresi, mettendo le mani su 53 milioni di euro. Per il 48enne, in Germania finito anche in un’indagine per aggiotaggio, la Procura federale di Los Angeles spiccò così un mandato di cattura e iniziò la caccia all’uomo in tutti i Paesi, coordinata dall’Fbi. Inferociti poi i clienti beffati, che misero una taglia di un milione e mezzo di euro sull’imprenditore. Il 3 marzo dello scorso anno, il Madoff tedesco venne catturato in Italia, mentre si trovava all’interno della galleria degli Uffizi, a Firenze. Homm venne messo in carcere, a Pisa, e da allora gli Usa stanno cercando di estradarlo.

Un magistrato dice no
A dare l’ok all’estradizione del Madoff tedesco è stata la Corte d’Appello di Firenze e, a gennaio, la Cassazione, che ha respinto il ricorso della difesa, con la relativa tesi dell’incompatibilità del detenuto con lo stato carcerario, essendo dal 1997 vittima della sclerosi multipla. Il 6 febbraio scorso il definitivo via libera con un decreto firmato dalla guardasigilli Annamaria Cancellieri, poi reiterato il 27 marzo scorso dal nuovo ministro della giustizia, Andrea Orlando. Agli investigatori non restava altro da fare che mettere Homm su un aereo e portarlo negli States, dove rischia una condanna a 220 anni di carcere. A bloccare tutto ci ha però ora pensato il Tar del Lazio, a cui l’imprenditore ha fatto ricorso. Dopo i tanti no incassati dall’Italia, che si è vista negare dagli americani anche l’estradizione di mafiosi, con la motivazione che il 41 bis sarebbe simile a una tortura, a mettersi contro lo Zio Sam è stato il presidente del Tribunale amministrativo di Roma, Calogero Piscitello. Il magistrato, vista la situazione, prima di decidere se sospendere e magari poi annullare i decreti con cui veniva concessa l’estradizione del detenuto, ha emesso un suo decreto, bloccando tutto. Niente trasferimento negli Usa per il Madoff tedesco. Il 23 aprile prossimo il caso verrà esaminato dal Tar e poi si vedrà.

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