Sconti a Francia e Spagna. Solo noi sulla graticola

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di Stefano Sansonetti
La domanda che il presidente del consiglio, Enrico Letta, potrebbe porre all’Ue è grosso modo questa: perché Spagna, Francia e Olanda, con un rapporto deficit/Pil ben oltre il 3%, hanno scivoli d’oro per poter affrontare in tempi morbidi i piani di rientro? E potrebbe anche chiedere che lo stesso trattamento, nel caso ce ne fosse bisogno, sia riservato all’Italia. Perché è proprio qui che si gioca una partita fondamentale per riuscire a trovare risorse importanti da mettere a disposizione della crescita. Per carità, il commissario agli affari economici Olli Rehn ha dato atto all’Italia di aver riportato sotto il parametro del 3% il suo indebitamento. Ma è sembrato ancora piuttosto frenato quando si è trattato di aprire definitivamente la porta all’uscita del Belpaese dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Il tutto mentre lo stesso Rehn è apparso come minimo morbido con altri paesi in condizioni d’indebitamento ben peggiori della nostra.

Gli altri paesi
E così per la Francia, che chiuderà il 2013 con un rapporto deficit/Pil al 3,9%, il commissario ha delineato la possibilità di concedere due anni in più per rientrare al di sotto del 3%. Stessa condizione concessa alla Spagna, che quest’anno chiuderà al 6,5%. L’Olanda, che invece terminerà l’anno in corso con un bel 3,6%, ha strappato un anno in più per il suo percorso di rientro. Quando si tratta dell’Italia, invece, gli sconti arrivano solo dopo aver sudato sette camicie.
Su questo terreno Letta, secondo spinte ormai sempre più insistenti, dovrà far sentire la sua voce. Anche se in molti hanno ironizzato sugli esiti del suo primo viaggio a Berlino, dove non avrebbe saputo tenere testa all’ortodossia dell’austerity di cui è depositaria Angela Merkel. Eppure il tentativo va fatto. Nei giorni scorsi il nuovo ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, ha ricordato come nel triennio 2013-2015 l’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura di deficit eccessivo potrebbe garantire risorse per 12 miliardi di euro, liberabili in conseguenza di un allentamento del patto di stabilità interno. Un “bottino” troppo importante per non provare a ottenere in qualsiasi modo un po’ di ossigeno in più.

Il macigno del debito
Certo, le condizioni dell’Italia sono appesantite da un debito pubblico dato in crescita al 131% del Pil nel 2013 e al 132,2% nell’anno successivo. Un trend su cui l’Ue tiene un occhio molto vigile, che ieri ha portato Rehn a dire che “con un debito così elevato è necessario proseguire la strada del risanamento”. In Europa, tanto per fornire un dato, soltanto la Grecia ha un rapporto debito/Pil superiore al nostro, per la precisione al 175,2%.
Per cercare di capire che margini strappare all’Ue, la prossima mossa è l’invio del programma di stabilità italiano che Bruxelles attende a breve e alla cui redazione sta già lavorando il ministro dell’economia. Nel documento, in buona sostanza, andranno sottolineati tutti i dettagli delle riforme che l’Ue si aspetta dall’Italia per il consolidamento della sua situazione.

La polemica con l’Ocse
Il parametro del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, in ogni caso, è per adesso il limite a cui Saccomanni ha fatto capire di voler rimanere aggrappato. A tal punto che il nuovo titolare del dicastero di via XX Settembre ha anche polemizzato con l’Ocse, che il giorno prima aveva stimato per l’Italia un rapporto al 3,3% alla fine di quest’anno. “Non conta ciò che dice l’Ocse, contano le previsioni della Ue”, ha detto seccamente Saccomanni per far capire che comunque i dati che tiene in considerazione sono quelli europei. Proiezioni che danno in discesa il rapporto al 2,4% del Pil nel 2014.Ma rimane il fatto che la vera partita si gioca per ottenere una parità di trattamento tra l’Italia e gli altri paesi. Una parità di trattamento che deve portare a riconoscere anche al Belpaese, se servirà, quegli sconti che altri partner stanno ottenendo con la metà della nostra fatica. Insieme alla sfida di un’efficace spending review, allora, è proprio questo l’altro terreno su cui si giocherà gran parte della credibilità del governo di grande coalizione guidato da Letta.

@SSansonetti

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