Scontro sulle banche saltate. Necessari altri soldi pubblici. Risparmiatori costretti a comprare obbligazioni. I Cinque Stelle: non trattarli come speculatori

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di Sergio Patti

I Cinque Stelle presenteranno la loro proposta domani in una conferenza stampa in parlamento. Ma l’impianto è noto e sembra responsabile: piuttosto che azzerare i risparmi fatti investire in titoli a migliaia di clienti delle quattro banche saltate (Carife, Banca Marche, Cari Chieti e Banca Etruria) il Tesoro conceda un prestito e si commissarino gli istituti. Poi chi è responsabile delle speculazioni sbagliate e dei disatri paghi. Una soluzione che però pare distante dalle proposte di modifica all’emendamento banche del governo, anche se la Commissione bilancio della Camera presieduta dal Pd Francesco Boccia ha già annunciato che tornerà sulla questione dopo la conclusione dell’esame sulla Legge di Stabilità e un intervento specifico chiesto al ministro del Tesoro, Padoan. Ieri intanto molti risparmiatori hanno manifestato in piazza Montecitorio, infuriati per essersi visti azzerare gli investimenti in azioni e obbligazioni subordinate delle banche coinvolte. E se è normale che chi investe in titoli speculativi possa perdere le somme impiegate, molto diverso è il tema nel caso in cui le banche abbiano indotto i risparmiatori a metetre il loro denaro su strumenti rischiosi come condizione per concedere prestiti o mutui. “Qualcuno prima specula – ha accusato il senatore grillino Alberto Airola, presente con il M5S al fianco dei manifestanti – e poi però pagano i risparmiatori. Il governo aiuta le banche ma questo decreto legge salva i delinquenti”, ha attaccato. Nel frattempo, oltre a protestare, i risparmiatori hanno iniziato a vendicarsi delle loro banche. Moltissimi hanno ritirato quel che resta dei loro risparmi per spostarli ad altri istituti, aggravando se possibile la situazione delle quattro banche.

GROSSI SACRIFICI
Per il governo si annuncia dunque una nuova patata bollente. Aver utilizzato il fondo salva banche e disposto il relativo decreto non è bastato per evitare un grosso sacrificio a molti investitori. Vittime di un sistema da cui i malcapitati si sentono traditi e contro il quale annunciano battaglia fino all’ultimo. Non ci si accontenterà di toppe o compromessi, promettono gli obbligazionisti (diventati tali loro malgrado) che propongono di avere almeno in cambio titoli del valore equivalente della nuova banca, una volta passata la bufera. Per il sottosegretario Enrico Morando il governo è favorevole alla costituzione di un fondo di solidarietà dove convergano una parte di risorse pubbliche, ma non per tutelare gli speculatori.

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