Se l’effetto Renzi è tutto qua siamo rovinati

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di Gaetano Pedullà

Il governo taglia il finanziamento pubblico ai partiti. Siamo contenti? Niente affatto. Sia chiaro, visto quanto rendono e quanto hanno sprecato, gli attuali partiti politici dovrebbero risarcire pure i danni allo Stato. Ma ci sono tre motivi per cui è meglio non cantare vittoria. Il primo sta nello strumento, un decreto, che se sarà approvato così com’è entrerà in vigore nel 2017 (!) chiudendo solo una delle falle aperte nel sistema. Nelle tasche di Lor signori continuerà ad entrare ancora molto denaro pubblico sotto altre forme, a partire dai contributi agli invisibili giornali di partito. Il secondo motivo di preoccupazione sta nell’assenza di una legge che dovrebbe correre parallela: la regolamentazione delle lobby. Quando i partiti camperanno principalmente con i contributi privati, in mancanza di regole certe si rischia di rendere la politica ostaggio dei gruppi economici e di pressione che pagano. Il terzo motivo di allarme è di tipo più politico. L’annuncio del decreto, subito dopo l’accelerazione della riforma elettorale con il passaggio della legge dal Senato alla Camera, sono due argomenti perfetti per certificare che c’è un effetto Renzi su un governo sostanzialmente statico. A guardare bene, si tratta però solo di diversivi rispetto ai primi due atti veramente concreti compiuti dal neo segretario Pd: il patto con Letta per tenere in piedi questo esecutivo almeno fino al 2015 e l’inciucione con la nomenklatura dei democratici sconfitta alle primarie, con la presidenza del partito offerta a Cuperlo. Una mossa che sa tanto di democristiano. Nel frattempo non si cambia passo sulle questioni determinanti: nessun guizzo nella legge di stabilità, nessuna discontinuità con le politiche economiche recessive degli ultimi due anni, nessuna nuova risorsa da destinare allo sviluppo e al lavoro. Così passiamo da un record del debito pubblico all’altro, mentre in strada si agitano i Forconi. Serve altro per spiegare perché il decreto sul finanziamento ai partiti non ci basta?

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di Gaetano Pedullà

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