Se riparte l’agricoltura, riparte l’Italia

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di Monica Setta

”Sbaglia chi pensa che noi siamo un settore protetto. L’agricoltura dipende più che mai dal sistema paese e infatti uscirà dalla crisi soltanto se ce la farà l’Italia a ripartire”. Mario Guidi, imprenditore agricolo ferrarese, alla guida di Confagricoltura, è un uomo pragmatico. Ha già incontrato il ministro Nunzia De Girolamo che ha subito dichiarato alla stampa di aver avviato un “dialogo molto produttivo”. Grande rappresentante di un settore con un fatturato di 50 miliardi di euro, 800 mila aziende agricole, un milione e centomila lavoratori, Guidi è convinto che questo governo riuscirà a realizzare alcuni interventi fondamentali. “Se mi avesse fatto la stessa domanda una settimana fa le avrei dato una risposta diversa; pensavo che un esecutivo di “larghe intese” nato grazie alla saggezza di alcuni politici equilibrati in un clima sostanzialmente ancora caotico fra i poli, sarebbe andato avanti poco o avrebbe giocato solo in difesa”, spiega Guidi in quest’intervista a La Notizia, “e invece oggi sono convinto che se i provvedimenti annunciati dal ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato diventeranno concreti, la strada intrapresa per far ripartire l’economia è quella giusta”.

In passato la politica ha spesso avuto dell’agricoltura una visione parziale o si è pensato, come è accaduto con i tecnici di Mario Monti, a un comparto “protetto” e dunque da colpire. È così?
“Credo di sì, soprattutto per quanto riguarda il governo Monti che pure ha avuto meriti netti su altri piani,. I tecnici avevano scarsa conoscenza del nostro settore. Basta un dato per far capire la situazione: noi agricoltori abbiamo pagato Imu in più per 127 milioni di euro rispetto a quello che era il gettito presunto! La verità è che noi, il Paese stesso, abbiamo bisogno di una politica che sappia fare davvero un salto di qualità affrontando le emergenze economiche in modo organico, globale. L’agricoltura ha maggiori potenzialità rispetto ad altri comparti, ma ha vitale necessità di essere sostenuta dal sistema Italia. Quando mi chiedono di spiegare quale è il differenziale fra il prezzo del latte italiano e quello europeo, dico sempre che questo consiste nell’inefficienza del nostro Paese. Paghiamo anche le colpe della cattiva politica, dell’eccesso di burocrazia. Per comprendere quanto siamo indietro rispetto ai partner europei è sufficiente poi mettere a confronto il piano regolatore di un qualsiasi comune italiano con uno olandese o francese. Abbiamo un Gap che dobbiamo cercare di risolvere se vogliamo davvero far ripartire l’economia reale. Le condizioni, l’ho già detto, ci sono. Adesso bisognerà vedere se c’è anche la buona politica”.

A giudicare da quanto sostiene, dal governo è già arrivata una maggiore attenzione. Ma c’ė un argomento di cui lei vorrebbe sentire parlare di più a proposito di riforme strutturali e rilancio dell’economia?
“Porrei l’accento sulla necessita che ha il sistema delle imprese di liquidità. Mi spiego: la crisi si affronta anche attraverso accordi con il sistema bancario perchè soltanto se tornerà a circolare ricchezza, ripartiranno i consumi. Per adesso il prezzo dell’incertezza e della sfiducia si è “scaricato” sui settori primari come il nostro ortofrutticolo. Le imprese che sono riuscite a restare competitive sono quelle che hanno puntato sull’agroalimentare estero. In Italia molte aziende agricole piccole e medie hanno lasciato competitività sul terreno proprio a causa della contrazione dei consumi nazionali. Ecco perchè è necessario che la politica faccia quel famoso “salto di qualità” e dia risposte concrete alle aziende del nostro settore che non riescono ad andare avanti – soprattutto tenuto conto che i flussi dei raccolti si muovono per salti – se nel Paese persiste un clima generale di sfiducia e demotivazione all’acquisto. Per avere una politica di qualità non serve riempirsi la bocca di rinnovamento generazionale o società civile: basta annunciare ciò che si riesce davvero a rende concreto. Non creare aspettative che poi non si mantengono”.

D’accordo con il leader di Confindustria Giorgio Squinzi che vede il Paese sull’orlo del baratro?
“Squinzi ha ragione, veniamo da un anno difficile e le ricette adottate per fronteggiare la crisi spesso non hanno fatto altro che aggravare la recessione. Ma nel 2014, se il governo saprà fare le scelte giuste, usciremo dalla crisi e torneremo a crescere”.

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