Dalla patrimoniale al disastro dei licenziamenti, per chi vota Pd l’ulcera è assicurata

Pd Letta
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Se gli elettori Cinque Stelle si stessero ancora chiedendo cosa ci faccia il Movimento nel Governo dei Migliori, provino a mettersi nei panni di quelli del Pd. Loro, i pentastellati, almeno un obiettivo ce l’avevano: difendere, su mandato degli attivisti, le riforme realizzate dai precedenti esecutivi Conte. Con risultati finora discutibili, secondo l’opinione di questo giornale che i nostri lettori conoscono bene: il ministero della Transizione ecologica, affidato a Cingolani scambiato da Grillo per un grillino, si è rivelato un fiasco e la riforma della giustizia, malgrado le modifiche portate a casa da Conte, resta una mezza schifezza.

Ora che nel mirino è finito pure il reddito di cittadinanza, staremo a vedere se con la leadership dell’avvocato i 5 Stelle cambieranno definitivamente spartito. Una missione che, nel governo di tutti, in cui uno non vale uno ma il Migliore in capo Draghi vale più di tutti gli altri messi insieme, ha invece completamente fallito il Pd. Di cui si ricorda finora l’imbarazzante sequenza di schiaffi incassata, a destra e a manca (ma soprattutto a destra) dal segretario Enrico Letta (nella foto).

Dalla patrimoniale per la dote ai 18enni, stroncata sul nascere da Mr. Bce (“non è il momento di prendere soldi dai cittadini ma di darli”), alla revisione degli accordi con la Libia subito impallinata dalla Lega. Per non parlare del ddl Zan, madre di tutte le battaglie per i diritti civili, sparito completamente dai radar, e dell’imbarazzante silenzio sulla controriforma della giustizia della Cartabia. Ingoiata come se nulla fosse dai discendenti di quel centrosinistra che, nel 2004, gridava allo scandalo contro la legge Cirielli (ribattezzata “salva-Previti” dai girotondi) “che dimezza i tempi di prescrizione per i reati di usura, corruzione, mafia”.

Non si poteva salvare, in questo disastro, neppure l’ultimo totem del lavoro. Col via libera del Pd allo sblocco dei licenziamenti e al rinvio della riforma degli ammortizzatori sociali che avrebbe dovuto attutire la prevedibile carneficina sociale in atto. Ecco, se gli elettori M5S avessero ancora dei dubbi, pensino a quelli del Pd. Tutti in coda dal gastroenterologo a farsi curare l’ulcera.