Corteo Pro Pal, 6 misure cautelari e 8 interrogatori preventivi per gli scontri di settembre a Milano. Linea dura della procura contro i centri sociali

Linea dura sugli scontri al corteo Pro Pal. L'avvocato Mazzali: "I primi effetti dei Decreti sicurezza cominciano a vedersi".

Corteo Pro Pal, 6 misure cautelari e 8 interrogatori preventivi per gli scontri di settembre a Milano. Linea dura della procura contro i centri sociali

Chiunque possa aver creduto anche per un solo momento che la Magistratura lavori per ostacolare l’azione del governo, dovrà rivedere le sue convinzioni alla luce dell’ennesima stretta decisa dalla procura di Milano contro i partecipanti del corteo per la Palestina del 22 settembre scorso.

Le misure cautelari e interrogatori preventivi

La gip Giulia D’Antoni ha infatti disposto ieri le misure cautelari dell’obbligo di dimora e di firma a carico di sei giovani accusati di vari reati, tra cui resistenza aggravata, lesioni ai danni di alcuni agenti, interruzione di pubblico servizio e porto abusivo di armi improprie e ha fissato per altri otto indagati gli interrogatori preventivi, prima di decidere, per il 25 marzo.

Secondo la giudice l’assalto alla stazione Centrale di Milano sarebbe stata “l’espressione di un modo ostile di percepire le istituzioni dello Stato” e di “ravvisare nella tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza un limite alla libera manifestazione del pensiero”.

Le parole durissime della Gip contro i centri sociali

E ancora, quelle due ore di scontri non furono “frutto di un occasionale episodio scatenante la rivolta, bensì di un radicato risentimento nutrito da parte degli esponenti dei centri sociali e dei gruppi antagonisti nei confronti delle Forze di Polizia”, come “sfogo di un istinto di ribellione”.

Parole pesantissime, come pesantissime erano state le richieste della Procura aveva reclamato 14 misure cautelari compresi alcuni arresti domiciliari. Nell’inchiesta, coordinata dalla pm Francesca Crupi e condotta dalla Digos, figurano 17 indagati, che hanno dai 20 ai 69 anni. Altri 27 sono stati denunciati, mentre in cinque, tra cui due minori e due studentesse universitarie, erano stati arrestati in flagranza e poi liberati.

Tra gli indagati il writer, il fondatore della Zam, un ex leoncavallino…

Tra gli indagati, scrive il gip, alcuni frequentano il centro sociale Lambretta e c’è il fondatore del collettivo “Corsari Milano” e dello Zam, con “prolungata militanza nel Leoncavallo”. Un altro ha preso parte a manifestazioni “di contrasto alla realizzazione della Tav e agli sgomberi degli alloggi popolari” e a “iniziative di natura antifascista”. Un altro ancora, si legge, fu identificato dalla Digos nel 2022 durante una “contestazione in una manifestazione elettorale di Fratelli d’Italia”.

Un ragazzo è in gruppo di writer “noto per i propri graffiti a tema politico”. In più c’è un esponente dell’area “anarco-antagonista”. Le misure di obbligo di dimora nel Comune di residenza, con divieto di uscire di casa tra le 21 e le 7, e di obbligo di firma tutti i giorni servono, spiega la gip, “a limitare la loro partecipazione alle manifestazioni”.

L’avvocato Mazzali: “Gli effetti dei decreti sicurezza iniziano a farsi sentire”

I destinatari dell’ordinanza, tuttavia, “non rientrano nel gruppo di facinorosi” che, risulta dai video, “a volto travisato” hanno commesso “i fatti più gravi di danneggiamento e violenza”. E su cui sono ancora in corso indagini. Per uno dei legali, l’avvocato Mirko Mazzali, “i primi effetti dei decreti sicurezza cominciano a vedersi: gli aumenti delle pene portano all’applicazione di misure cautelari che poco c’entrano con le effettive esigenze. Si pensi all’obbligo di non uscire dalle 21 alle 7. Ma che paiono essere un monito”.

I daspo urbani per liceali e universitari cancellati dal Tar

Tuttavia in passato i provvedimenti erano stati anche più duri: a ottobre 2025, un’universitaria 21enne e due liceali avevano ricevuto, per gli stessi fatti, un inedito Daspo urbano. Il divieto prevedeva: l’interdizione per 12 mesi dall’accesso alla Stazione Centrale e aree limitrofe; il divieto di utilizzo dei mezzi pubblici, inclusi treni e metrò; il divieto di accesso a locali pubblici (bar e ristoranti) nella zona della stazione.

Un provvedimento annullato dal Tar a gennaio 2026, perché il perimetro indicato come off limits è stato giudicato troppo esteso e non proporzionato alle esigenze di sicurezza; e, soprattutto, perché il divieto di utilizzo dei mezzi pubblici impediva ai giovani di esercitare diritti fondamentali, come quello allo studio. Provvedimenti liberticidi in pieno spirito Decreto Sicurezza, proprio quelli che piacciono al governo Meloni, che magari per una volta avrà apprezzato l’operato dei magistrati milanesi.