Bazoli non schioda più da 30 anni 30

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di Carlotta Scozzari

L’assemblea degli azionisti di Intesa Sanpaolo del 22 aprile, salvo colpi di scena, dovrebbe confermare alla presidenza del consiglio di sorveglianza l’ottantenne Giovanni Bazoli. In altri termini, il grande dominus della banca milanese fin dai tempi della nascita, nel 1982, del Nuovo Banco Ambrosiano, dopo il dissesto finanziario legato alla presidenza di Roberto Calvi. Tuttavia, c’è ormai chi considera quello di Bazoli come un modo di fare banca che, per quanto sia stato efficace negli anni passati, potrebbe non esserlo più nell’era attuale, in un contesto di riferimento che negli ultimi tempi è mutato radicalmente per tutti gli istituti di credito. E’ anche per questo motivo, oltre che per evidenti ragioni anagrafiche, che quello destinato a partire ad aprile potrebbe essere l’ultimo mandato per il presidente bresciano. Già verso la fine di quest’anno, poi, per Intesa Sanpaolo, potrebbero cominciare a partire i giochi per la sostituzione di Bazoli alla guida del consiglio di sorveglianza (cds).

Senza contare che, secondo quanto appreso da lanotiziagiornale.it, qualche Fondazione socia aveva già pensato a una sostituzione dell’avvocato bresciano a partire da quest’anno. Addirittura, qualcuno avrebbe prospettato la possibilità di affidare la poltrona di presidente del cds all’attuale consigliere delegato di Intesa, Enrico Tomaso Cucchiani. Se così fosse stato, si sarebbe però posto un ulteriore problema di trovare il banchiere a cui affidare la guida della banca di Ca’ de Sass (qualcuno aveva addirittura ipotizzato un ritorno di Corrado Passera dopo la parentesi come ministro dello Sviluppo). In ogni caso, nell’affossare la possibilità di una sostituzione di Bazoli già a partire da questo mese di aprile dovrebbe avere giocato un ruolo chiave il settantottenne Giuseppe Guzzetti, suo grande amico nonché patron di Cariplo, azionista di Intesa al 4,95% ed ente che da sempre nella banca detta la linea molto più di tutti gli altri (sebbene Compagnia Sanpaolo abbia il 9,72% delle azioni).

Oltre all’individuazione del nuovo presidente del cds, dopo l’assemblea di aprile, per Intesa Sanpaolo dovrebbe prendere il via un’altra importante sfida: il cambiamento della governance, che sembra stare particolarmente a cuore di Fondazione Cassa di risparmio Padova e Rovigo, che ha in portafoglio il 4,68% dell’istituto di credito guidato da Cucchiani (alla presidenza dell’ente è appena stato riconfermato fino al 2018 l’ottantacinquenne Antonio Finotti). La modifica della governance potrebbe consistere in un vero e proprio ritorno al modello tradizionale basato sul solo consiglio di amministrazione o in uno snellimento forte sia del cds sia del consiglio di gestione. Tra l’altro, un primo passo in direzione di quest’ultimo scenario potrebbe essere effettuato già nel breve periodo, poiché da quel che si apprende l’ipotesi di ridurre il cds da 19 a 17 componenti non sarebbe stata del tutto accantonata e pertanto esiste una possibilità che si possa tradurre in pratica già con l’assemblea di primavera chiamata ad approvare il bilancio del 2012 e a rinnovare i vertici di Intesa.

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