Una delle prime battaglie del governo Meloni è stata quella contro i poveri. Lo smantellamento del Reddito di cittadinanza, con il passaggio all’Assegno di inclusione, ha ridotto la platea dei beneficiari del sussidio e reso più difficile il contrasto alla povertà. Come se non bastasse le priorità della maggioranza sono riforme come quella elettorale e le poche risorse a disposizione, vincolate da un debito alle stelle e una crescita asfittica, sono state impegnate nel riarmo. Adesso tutto questo presenta il conto: aumentano le famiglie costrette a rivolgersi alla Caritas e cresce il numero di persone che non riescono ad arrivare a fine mese. Nel 2025 la rete Caritas in Italia ha accompagnato 282.539 persone, numero che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari. Si tratta del valore più elevato mai registrato. Rispetto al 2024 si segnala una crescita del +1,7%. È quanto emerge dal Rapporto “La povertà in Italia secondo i dati della Rete Caritas”, diffuso ieri.
Sempre più famiglie e lavoratori poveri. Mai così tanti assistiti dalla Caritas
“La povertà – si legge nel dossier – tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una ‘strutturale normalità’”. “Non si registrano – prosegue il Rapporto – flessioni rispetto al periodo precedente alla pandemia, a conferma di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie”. Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale.
Lavoratori poveri
Il Report evidenzia inoltre il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Si tratta di persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava al 13,3%). Le famiglie con figli continuano a rappresentare il nucleo principale della domanda di aiuto: il 52% delle persone seguite convive infatti con figli minori.
Il tema abitativo
Resta molto forte anche il tema abitativo, non soltanto nella forma più estrema della mancanza di una dimora (sono state oltre 24mila le persone “senza casa” e “senza tetto” incontrate), ma anche nelle crescenti difficoltà legate alla gestione della casa: affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate. L’abitare continua così a rappresentare uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, perché incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro. “L’Italia ha bisogno di una misura nazionale di contrasto alla povertà che arrivi a tutti però. Lo diciamo non per promuovere l’assistenzialismo ma per garantire che arrivi a tutti e perché tutti dovremmo fare la nostra parte: è arrivato il momento di affrontare la questione del salario minimo”, ha detto il direttore di Caritas italiana, don Marco Pagniello.
Soldi per il riarmo ma non contro la povertà
“Se ci sono i presupposti per rilanciare e per me pericolosamente la questione del riarmo, non può non esserci lo spazio per la questione del consolidamento della dignità delle persone. Cioè, non siamo una società autenticamente degna, civile se per le armi troviamo soldi e invece per l’umanità no, è una questione di civiltà”, ha spiegato il presidente di Caritas italiana, mons. Benoni Ambarus. “La presidente del Consiglio e i suoi – ha dichiarato il deputato e vicepresidente del M5S Michele Gubitosa – continuano a nascondersi dietro la propaganda, a parlare di legge elettorale e a calunniare sulla gestione del Covid mentre il tessuto sociale si impoverisce e le fragilità si moltiplicano. La Caritas ci consegna una fotografia allarmante dell’Italia reale, un Paese che chiede protezione, lavoro dignitoso e sostegno alle famiglie”.