Nuove regole al Senato. Un freno ai cambi di casacca. Niente staff, uffici e incarichi per i voltagabbana. La norma anti-transfughi spinta dal M5S

Senato
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Una vera e propria “tagliola” per evitare i cambi di casacca dei parlamentari. E questa volta non sono solo parole, ma è tutto scritto nero su bianco nel nuovo regolamento del Senato che oggi sarà esaminato dalla giunta di Palazzo Madama. E quindi, per evitare un Parlamento a porte girevoli, con addii al gruppo in cui si è stati eletti, poi magari ritorni a casa – tanto da calcolarne 267 in questa legislatura – saranno adottate misure di dissuasione. In che modo? Presto detto: i “fuoriusciti” non potranno più approdare nel Gruppo Misto, ma finire in un non-gruppo: quello dei non iscritti.

Avranno a disposizione come rimborso spese per la loro attività 4 mila e 90 euro al mese. E basta. Per chi poi decidesse di trasferirsi da un partito all’altro, non ci sarebbe più la risorsa ulteriore da portare in dote al nuovo gruppo. In pratica accogliere trasformisti non conviene: i partiti che vogliano fare campagna acquisti, saranno scoraggiati. E i “transfughi” perderanno gli incarichi.

GIRO DI POLTRONE. “È un onore essere relatore per un provvedimento così importante per le istituzioni. Confidiamo nel fatto che il nuovo Regolamento possa rendere più snello il lavoro del Senato”, spiega a La Notizia il senatore pentastellato Maurizio Santangelo, relatore del testo sul regolamento, insieme con il leghista Roberto Calderoli. Ed aggiunge altri dettagli importanti: “Oltre ad un complessivo adeguamento alla storica riforma del MoVimento 5 Stelle sulla riduzione del numero dei parlamentari, vogliamo introdurre altre misure, ad esempio per contrastare i cambi di casacca. Abbiamo lavorato per rideterminare il carico di lavoro e il numero delle Commissioni permanenti alla luce del ridotto numero di senatori”.

Ma c’è di più. Non solo i transfughi, come detto, non potranno più andare al gruppo Misto ma in caso di fuoriuscita dal gruppo di appartenenza resteranno “non iscritti”. “Se passeranno da una forza politica ad un’altra – commenta Santangelo – non porteranno al proprio seguito la parte di denaro che il Senato versa ai gruppi in ragione del numero dei suoi componenti e perderanno i ruoli negli uffici di presidenza. Sempre con questo intento abbiamo anche previsto la decadenza dalle cariche ricoperte nel consiglio di presidenza del Senato e presso altre Giunte o organismi di garanzia del Senato per coloro che vengono espulsi o decidono di abbandonare il proprio gruppo di appartenenza”.

LE ALTRE NOVITÀ. Le modifiche, però, non sono finite qui. Le commissioni, ad esempio, saranno ridotte da 14 a 10. Già sul piede di guerra Dario Stefano del Pd, presidente della commissione affari europei, che finirebbe insieme a Esteri-Difesa. Nonostante alcune riserve più o meno sparse, la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati ha impresso una accelerazione. Entro gennaio, probabilmente prima dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, le nuove regole dovrebbero avere il via libera. Del resto, solo con nuovi regolamenti, il Parlamento potrà funzionare dopo il taglio previsto: senatori ridotti da 315 a 200 e deputati da 630 a 400.

Prevista inoltre la modifica dei quorum, ridotti a 7 i senatori richiesti per formare un gruppo, mentre il Misto accoglierà gli eletti con un simbolo comune che non raggiungessero appunto il numero di sette. Tra slittamenti e impasse, finora dell’autoriforma del Parlamento non se n’era fatto nulla. Ma a questo punto non si può più derogare.

Dall’archivio: Effetto Draghi in Parlamento. Con il nuovo governo sono schizzate le giravolte. Il numero dei voltagabbana era già alto. Ma ora si accelera. E siamo arrivati a 259.