Melina al Senato, fermo in Giunta il caso Giovanardi. L’ex senatore Pdl sostiene che le frasi intercettate e contestate dai pm erano solamente degli sfoghi

CARLO GIOVANARDI
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Passano i mesi ma la vicenda per la quale è finito sotto processo Carlo Giovanardi continua a tormentare il Senato. Proprio ieri l’ex senatore è stato sentito dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di Palazzo Madama che, come noto, dovrà decidere “sull’insindacabilità delle opinioni” da lui espresse (leggi l’articolo) e da cui è scaturito il procedimento penale, aperto davanti al tribunale di Modena, in cui i pm gli contestano presunte pressioni su alcuni funzionari della prefettura modenese per far rientrare nella white list, ossia la lista delle imprese autorizzate a lavorare negli appalti pubblici per la ricostruzione post terremoto in Emilia, un’azienda ritenuta in odore di mafia.

Accuse che l’ex senatore ha respinto al mittente spiegando di aver semplicemente usato “espressioni forti”, da lui stessi definiti semplici sfoghi causati dai ritardi nella ricostruzione dei territori, e che, in ogni caso, non costituiscono reato. Un’audizione in cui Giovanardi ha affrontato anche il tema del video privato che i pubblici ministeri vorrebbero usare nel processo, ribadendo che tale richiesta dovrebbe passare dal vaglio della Giunta.

Quel che è certo è che mentre si avvicina a grandi passi l’inizio del procedimento penale, previsto per il mese di maggio, al Senato il caso è ancora bloccato. Stando a quanto si apprende, infatti, non è stata ancora decisa la data in cui l’Aula voterà sull’autorizzazione all’uso delle intercettazioni che coinvolgono l’ex senatore e su cui si è già espressa favorevolmente la Giunta.

Giovanardi già in passato aveva ottenuto dalla Giunta l’utilizzo nel processo di una sola intercettazione tra quelle che il giudice aveva chiesto di poter presentare in dibattimento.Il pronunciamento dell’Aula si era reso necessario visto che nel disporre il giudizio immediato il gip ha sostenuto che le prove a carico dell’imputato sono evidenti a prescindere dalle intercettazioni, aggiungendo però che potrebbero essere utilizzate se necessario nel corso del dibattimento, l’ex ministro ha quindi cercato di ribaltare a suo favore tale sottolineatura, sostenendo che quel materiale non è necessario e dunque andrebbe subito distrutto.

Una richiesta che l’ex senatore Giovanardi aveva presentato a novembre con una nota a Palazzo Madama, in cui si opponeva anche all’eventuale utilizzo di immagini registrate da uno dei soggetti coinvolti nelle indagini. La Giunta, in questo caso, aveva deciso di inviare una lettera per il tramite della Presidenza del Senato all’autorità giudiziaria chiedendo chiarimenti e informazioni, riservandosi “di attivare eventualmente in futuro un conflitto di attribuzione di fronte alla Corte Costituzionale”.