Sentenza Cucchi, alla fine lo Stato si assolve. Condannati soltanto i medici: la pena massima è stata di 2 anni, sospesa per tutti

di Nicoletta Appignani
Cronaca

di Nicoletta Appignani

“Assassini”. “Dov’è la giustizia? Mi fate schifo”. Le urla sono più forti degli applausi nell’aula bunker di Rebibbia, dopo la lettura della sentenza per la morte di Stefano Cucchi. Quasi incontenibile la rabbia del pubblico, trattenuta a stento. E struggente la disperazione della famiglia, in lacrime. Gli unici che sorridono, che si danno pacche sulle spalle, sono gli agenti della polizia penitenziaria.

Le reazioni
Una sentenza attesa otto ore. Un verdetto che i parenti di Stefano avevano detto più volte di aspettarsi. Ma solo in parte. Non così, almeno, con pene irrisorie. Poi sentirlo leggere, quel verdetto, non è come immaginarlo. Tutti assolti tranne i medici. La condanna più alta a due anni di reclusione. Pena sospesa ovviamente. Stefano Cucchi era stato arrestato il 15 ottobre 2009 per droga ed è morto una settimana dopo al Reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini. È morto tra le mura dello Stato. Ma questo nell’aula bunker non ha valore. Eccolo, lo schiaffo ai parenti, agli amici, alla sorella di Stefano, Ilaria, che per anni ha combattuto la battaglia del fratello. Dentro e fuori le aule del tribunale. “Io non mi arrendo – dichiara – Questa è una giustizia ingiusta. I medici dovranno fare i conti con la loro coscienza, ma mio fratello non sarebbe morto senza quel pestaggio. Si tratta di una pena ridicola rispetto a una vita umana. Sapevamo che nessuna sentenza ci avrebbe dato soddisfazione e restituito Stefano ma questo non me l’aspettavo”. Eccola, l’amarezza dei parenti. Che in questi mesi hanno ascoltato in silenzio tesi dolorose e assurde. E ancora. Le accuse ai genitori di Stefano, che non avrebbero riferito ai carabinieri dell’esistenza di un altro appartamento a Morena, nelle disponibilità del ragazzo per nascondere la droga. Eppure, malgrado queste posizioni diametralmente opposte alla Procura, la famiglia ha continuato a conservare la fiducia nella magistratura. “Un fallimento dello Stato”, dichiara dunque l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia di Stefano, che già in passato aveva difeso la madre di Federico Aldrovandi. Ed è il naturale commento di chi, per tre anni, ha condotto la stessa battaglia dei Cucchi: avere giustizia.