Senza fissa dimora in Italia: i dati Istat e le promesse mancate del governo sulla casa

L'Istat certifica 10mila adulti senza fissa dimora in 14 città. Il Piano Casa di Meloni e Salvini vale 660 milioni su 15 miliardi necessari.

Senza fissa dimora in Italia: i dati Istat e le promesse mancate del governo sulla casa

10.037. È il numero che l’Istat ha consegnato al Paese il 25 marzo 2026. Adulti senza fissa dimora, censiti nella notte del 26 gennaio in quattordici città metropolitane. Adulti in età lavorativa, per lo più: la fascia tra i 31 e i 60 anni rappresenta il 73,2% di chi dorme in strada. Persone che fino a poco tempo fa avevano un contratto, una famiglia, un indirizzo.

Delle 10.037 persone censite, 5.563, il 55,4%, hanno trovato riparo in strutture di accoglienza notturna. Le altre 4.474 erano in strada o in edifici abbandonati. L’Istat avverte che quei numeri non fotografano l’intero fenomeno: la rilevazione copre quattordici città, e tra i senza dimora ci sono individui non iscritti all’anagrafe o residenti altrove. Il numero reale è più grande. La componente femminile è il 21,4% nelle strutture, 1.189 donne, e scende al 12% tra chi dorme all’aperto.

I numeri e le città

Roma conta 2.621 persone senza dimora, di cui 1.299 sulla strada. Milano 1.641, con 601 all’aperto. Torino 1.036, Napoli 1.029 con 566 in strada. Reggio Calabria 31. Una notte su trecentosessantacinque in cui il sistema decide di guardare.

La Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora, la Fio.PSD, tiene un conteggio che non aspetta il censimento: quello dei morti. Nel 2025 sono morte 414 persone senza dimora; nel 2024 erano state 434, nel 2023 erano state 415. L’età media di chi muore in strada è 46,3 anni, contro gli 81,9 della popolazione italiana. Un terzo dei decessi avviene in spazi pubblici. “Non si muore solo per il freddo”, documenta l’Osservatorio Fio.PSD nel rapporto “La strage invisibile”: si muore perché un malore ordinario, in strada, diventa fatale per mancanza di cure e di riparo.

Il piano che non c’è

Nel gennaio 2023, Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture del governo Meloni, fissava le priorità: «Il prossimo obiettivo è un grande piano casa, un grande piano di edilizia residenziale pubblica per chi non può permettersi gli affitti a Milano, Roma o nelle grandi città». Ventuno mesi dopo, con la legge di Bilancio per il 2025, rinviava lo stesso piano alla “prossima estate”. Stessa promessa, stesso mittente, diversa stagione.

L’agosto 2025 aveva aggiunto un’altra voce. Al Meeting di Rimini, Giorgia Meloni annunciava un «grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie», definendolo «una delle priorità». «Perché senza una casa è difficile costruire una famiglia», aveva aggiunto. Per il governo, la casa è una questione demografica, riservata alle coppie giovani nel perimetro che l’esecutivo ha deciso. I 4.474 che dormono in strada quella notte di gennaio non hanno un posto in quella narrazione.

Le risorse stanziate ammontano a 660 milioni di euro. L’Associazione Nazionale Costruttori Edili, l’ANCE, stima il fabbisogno reale a 15 miliardi. Il decreto attuativo che avrebbe dovuto definire i criteri era previsto entro il 30 giugno 2024: non è mai arrivato. Dei 660 milioni, 50 arriveranno nel 2027, 50 nel 2028, poi 560 spalmati tra il 2028 e il 2030. Salvini stesso, a settembre 2025, aveva definito quella cifra «un’inezia». Il termine è suo.

In Italia ci sono circa 250.000 famiglie in lista d’attesa per una casa popolare. Il sistema di edilizia sociale pubblica riguarda il 3,8% delle famiglie, contro il 24% dell’Austria, il 16% della Francia, il 29% dell’Olanda. Il programma di housing first non ha mai ricevuto menzione concreta nei documenti del governo. La manovra 2026 ha previsto agevolazioni sui mutui per giovani coppie. Zero euro per il sostegno agli affitti, zero per le morosità incolpevoli, zero per chi dorme in strada.

10.037. Quella notte di gennaio, li hanno contati. Hanno un numero. Il piano che avrebbe dovuto rispondergli è ancora, a tre anni dall’insediamento del governo, un titolo alla ricerca di fondi che arriveranno quando sarà qualcun altro a doverli spendere.