Shock a Vercelli: 15 mesi con i ferri nella pancia

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di Sarah Martinenghi per La Repubblica

Per quindici mesi ha vissuto con due garze e un ferro chirurgico dimenticato nell’addome. Per sette volte si è recata al pronto soccorso in preda a dolori lancinanti, ma è stata sempre rimandata a casa con antidolorifici e calmanti. Fino a quando una banale radiografia non ha mostrato il motivo del suo malessere: l’incredibile dimenticanza dei chirurghi che l’avevano operata un anno e tre mesi prima. È la disavventura sanitaria capitata a una donna di 40 anni di Vercelli, Giovanna B., che ieri ha sporto querela contro i medici che l’avevano operata per la prima volta nel 2012. Il caso è arrivato in Procura, a Vercelli, al pm Pierluigi Pianta che ha delegato i carabinieri del Nas di Torino per le indagini. Gli inquirenti nei giorni scorsi hanno sequestrato in ospedale la cartella clinica e altri documenti.
È il 21 novembre di due anni fa quando Giovanna B. affronta un intervento di due ore e mezza all’ospedale di Vercelli: l’équipe guidata dal ginecologo Francesco Corsaro le rimuove utero, tube e ovaie. Tutto sembra essere andato per il meglio. «Pensavo di aver risolto i miei problemi  racconta la donna  l’intervento era necessario perché avevo forti emorragie ed ero stata messa in lista d’attesa». Ma anche dopo l’isterectomia i dolori non passano. Anzi, diventano sempre più forti. «Di notte mi mancava il respiro tanto soffrivo, e la pancia si gonfiava sempre più: sembravo incinta di sei mesi» spiega ancora. Più volte Giovanna B. prova a chiedere spiegazioni ai medici nello stesso ospedale in cui è stata operata. Eppure nessuno intuisce che la situazione sta diventando sempre più grave, tanto da mettere addirittura a repentaglio la vita. «Mi visitavano, mi dicevano che non c’erano emorragie e mi rimandavano a casa. Nessuno mi credeva: tutti mi dicevano che forse era colpa dei punti». Fino a quando finalmente, a febbraio, a qualcuno viene in mente di sottoporla a una radiografia, che mostra la presenza di ben due garze chirurgiche dalle dimensioni di 40 centimetri per 60, e di un “cuscinetto metallico retratto addominale” lungo 25 centimetri e spesso 4, piegato a “L”, nella pancia. È domenica 9 febbraio quando il ginecologo Corsaro “riapre” la paziente per rimediare. Alla donna verrà estratto oltre un litro e mezzo di “ascite”, un liquido formatosi come reazione ai corpi estranei rimasti per così tanti mesi nel suo addome. «Ora lasciamo che sia la magistratura a far luce su una vicenda tanto dolorosa sia dal punto di vista fisico sia da quello morale  ha spiegato l’avvocato Alberto Villarboito che assiste la donna, con i colleghi di studio Germana Margara e Mattia Baggiano  abbiamo avanzato una richiesta danni all’Asl: chiediamo sia fatta chiarezza su una vicenda davvero incredibile avvenuta in un grande ospedale pubblico».

Ora l’ospedale ha avviato un’indagine interna, per capire come sia stato possibile dimenticare le due garze e il retrattore nella paziente: la procedura vuole infatti che vengano sempre contati gli strumenti e tutto il materiale sanitario utilizzato durante gli interventi prima di richiudere le ferite.