Scadeva ieri il termine della scure sugli emendamenti alla legge elettorale. In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche senza precedenti, in un Paese zavorrato da emergenze grandi quanto una casa, quale quella salariale, il governo procede dritto sulla riforma del voto, incontrando il muro delle opposizioni. La scure si รจ abbattuta su circa 250 emendamenti. Dopo la scrematura preliminare da 771 a 731 proposte fatta dagli uffici della Camera, il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Nazario Pagano, ha informato i deputati che andranno in discussione โsoloโ 479 emendamenti: gli altri sono stati dichiarati inammissibili o dal โcontenuto meramente formaleโ.
Si accelera sulla legge elettorale, scure su 250 emendamenti
In questo assetto, da oggi, entrerร nel vivo la maratona del voto in commissione, con i lavori che potrebbero protrarsi anche nel weekend, per portare il testo in Aula il 26 giugno. Anche se non รจ escluso che, alla fine, il testo possa arrivare in assemblea senza relatore. Ancora una volta, in questo caso, umiliando il Parlamento dal momento che il lavoro di commissione verrebbe azzerato. Per ora, la maggioranza, che ha presentato solo 4 emendamenti, รจ orientata a bocciare tutte le modifiche avanzate da centrosinistra e vannacciani, affrontando il nodo delle preferenze direttamente nellโAula di Montecitorio. Dove il voto segreto – secondo diversi osservatori – potrebbe segnare la loro fine.
Il nodo delle preferenze
La reintroduzione delle preferenze divide le coalizioni. FdI e Noi Moderati sono a favore e hanno piรน volte annunciato di volerle riproporre tramite emendamenti in Aula. FI e Lega sono contrari. Anche se lโazzurro Giorgio Mulรจ ostenta indifferenza. โร una legge che va bene perchรฉ evita che domani mattina Vannacci si allei con Cinque Stelle e Avsโ, dichiara il vicepresidente della Camera. Che bolla come โsuperatoโ il tema delle preferenze: โDa parte mia se ci sono o non ci sono va bene ugualeโ. Ma si sa che gli azzurri, come i leghisti, sono contrari.
โDopo aver superato le 10 mila firme per chiedere lโintroduzione delle preferenze, anche grazie ai banchetti che abbiamo fatto in 100 piazze dโItalia questo weekend, noi di Progetto Civico Italia siamo pronti ad andare a protestare davanti al Parlamento quando entrerร nel vivo la discussione sulla nuova legge elettorale: no liste bloccate, sรฌ alle preferenzeโ, dichiara Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico Italia e assessore di Roma Capitale.
Il muro
Da parte sua, lโopposizione non sembra intenzionata ad abbassare il muro eretto contro una proposta considerata irricevibile tout court. โIn un Paese in cui ci sono 6 milioni di italiani, piรน di uno su 10, che rinunciano a curarsi, e gli stipendi sono tra i piรน bassi dโEuropa, รจ incredibile che la prioritร di questo governo sia quella di cambiare la legge elettorale per preservare il proprio potereโ, dice la segreteria Pd Elly Schlein.
โNoi pretendiamo che questo governo si occupi di una condizione economica di calo della produzione industriale da tre anni quasi consecutivi – aggiunge la leader dem – di salari troppo bassi, di difficoltร per le famiglie e le imprese e di bollette che sono le piรน care dโEuropa. Queste – ribadisce – sono le prioritร su cui, come Pd ci vogliamo concentrareโ.
Duro lโaffondo del leader M5S, Giuseppe Conte: โHanno fatto un guazzabuglio – spiega lโex premier parlando della legge elettorale -, quel premio maggioritario grida vendetta anche sul piano costituzionale, con un listone da 105 candidati scelti dalle segreterie di partito. Faccio un appello, qui da Bologna: abbiate un poโ di dignitร e permette di votare a tutti i fuorisedeโ.
La data
Quanto alla data del voto, lโidea di arrivare fino alla fine della legislatura non dispiacerebbe a Giorgia Meloni, che giร a settembre si prepara a festeggiare il record di longevitร di un governo nella storia repubblicana. In alternativa non tramonta lโipotesi di un election day in primavera. Ma abbinare le politiche con il rinnovo dei sindaci di grandi cittร come Roma e Milano appare per il centrodestra un rischio difficile da correre.