Si chiamano elettrosensibili. Ma in Italia è come se non esistessero

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di Alessandro Barcella

Mentre in Italia i limiti della soglia d’ allarme (per una malattia che tra l’altro ufficialmente non esiste) sono notevolmente sopra la media generale, nel resto del mondo la strada intrapresa è ben diversa.
Accade allora che in Svezia l’elettrosensibilità sia considerata malattia invalidante, oggetto di disabilità riconosciuta e regolarmente pagata dal locale ente di previdenza.
L’impiegato svedese ha diritto poi ad una postazione di lavoro o ad un incarico che non comporti la vicinanza a fonti di elettrosmog. Numerose aree “electric free” sono state posizionate infine in diverse zone, soprattutto nel centro del Paese. Anche la Francia ha detto la sua in materia: Parigi ha recentemente sospeso il servizio di wi-fi gratuito all’interno di 4 delle sue biblioteche pubbliche, mentre esiste una “zona rifugio bianca” nel Sud Ovest del Paese.
Lo stato di Israele concentra i suoi sforzi informativi sui più piccoli, imponendo ai costruttori e agli operatori di telefonia di indicare chiaramente sulle confezioni dei cellulari il pericolo di esposizione alle radiazioni. In altri Paesi si sono mossi anche i Tribunali, come a Madrid dove più giudici hanno espresso sentenze favorevoli al riconoscimento dell’elettrosensibilità come malattia invalidante.
In Belgio infine (dove già vige il divieto di uso dei cellulari per i bambini al di sotto dei 7 anni d’età) il tema è entrato in Parlamento attraverso un’interrogazione alla Camera dei Rappresentanti.

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