Si scrive Nagel, si legge Bollorè: sulla Rizzoli l’ombra di Vivendi. Mediobanca cerca alleati per tenersi Il Corriere

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Ogni giorno che passa l’ombra di Vincent Bollorè si allunga sui destini in bilico del Corriere della Sera. Il finanziere bretone è ormai il punto di riferimento assoluto di Alberto Nagel, l’ad di quella Mediobanca che sta cercando di organizzare la resistenza alle armate di Urbano Cairo, dopo l’Offerta pubblica di acquisto presentata due venerdì fa dall’editore alessandrino per Rcs.

Già la scorsa settimana La Notizia aveva rivelato che uno degli esiti possibili della battaglia in corso su quel che resta di Via Solferino, gravata da debiti per mezzo miliardo, era che Vivendi corresse in soccorso di Piazzetta Cuccia, della quale controlla l’8% scarso. Il tutto alla luce del fatto che anche al nuovo padrone francese di Telecom Italia potrebbe far comodo controllare un giornale di peso, visto che le società telefoniche operano comunque tra canoni e concessioni. Intanto, secondo La Repubblica, Nagel avrebbe chiesto a Bollorè una mano per convincere la famiglia Dassault (armi e non solo), e gli editori di Le Monde e Le Figaro a  entrare in una cordata per rilevare l’intera Rizzoli.

Le prime risposte pare non siano state molto diverse da quelle che in questi mesi Nagel ha raccolto anche in patria dai clienti di Mediobanca più “liquidi”: un bel “no grazie”. Il fronte che si oppone al padrone de La7, formalmente, è abbastanza ampio e può contare sul 22% abbondante. Ma non è compatto e ha evidenti elementi di debolezza sui quali Banca Intesa, che è la vera regista dell’operazione Cairo, conta di sfondare. I primi della lista sono quelli di Unipol Fonsai (4,6%), che si sono accodati a Mediobanca nel primo comunicato ufficiale in cui si respingevano le avances di Cairo. Il colosso assicurativo guidato da Carlo Cimbri, in realtà, si è fatto due conti sull’investimento (disastroso) fatto in Rizzoli e punta a uscire il meglio possibile. Insomma, se Cairo alzasse un po’ l’offerta, a Bologna cederebbero subito.

RIMBALZI –  Anche perchè intanto in Borsa il titolo continua a recuperare, dopo l’Ops (ieri rialzo del 4,46%). Da quando Cairo è uscito allo scoperto, l’8 aprile scorso, le azioni sono salite del 35%. Al quartier generale di Intesa sono anche ottimisti sulle intenzioni di Diego Della Valle, che ha un pacchetto del 7,35% messo insieme a prezzi esorbitanti. Mister Tod’s ha detto che su Rcs lui è compratore, ma ha anche affermato che vuole un gruppo editoriale indipendente. Ovvero, non certo quello che hanno in mente Nagel e Bollorè. Cairo, invece, oltre che amico di Della Valle è un editore puro. Quanto a Marco Tronchetti Provera, che ha il 4,4% attraverso Pirelli, ha già fatto capire che si aspetta solo un ritocco all’insù dell’offerta. Sulla partita pesa anche il fatto che Intesa è creditore di un certo peso di Della Valle e da sempre lavora molto anche con Pirelli. Insomma, difficile dirle di no. In serata, intanto Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi, se l’è cavata con una battuta: “Il Corriere mi interessa come giornale”.

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