Si sono spente le luci a San Siro. Alla vigilia dell’Expo, si gioca il derby più povero. Milano non è più la capitale del calcio. I club sono in crisi

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Alla vigilia dell’apertura dell’Expo, Milano vive il derby più povero della storia di Milan e Inter. Salvo un miracolo nelle ultime giornate di campionato nessuno dei due club parteciperà alle coppe europee della prossima stagione. E pensare che oltre ai 18 scudetti a testa, rossoneri e nerazzurri vantano 10 Coppe dei Campioni (7 a 3 in favore del Milan), 8 coppe Uefa (5-3 per i rossoneri), 7 trofei Mondiali e Intercontinentali (4 a 3 per il Milan). I due club hanno vinto pure 12 coppe Italia (7 l’Inter) e 11 Supercoppe di Lega (6 il Milan). I rossoneri hanno alzato due Coppe delle Coppe. Ma la Milano che ride e si diverte, come cantava Lucio Dalla, oggi non c’è più. Durante la settimana i tifosi di Inter e Milan non si rivedono più i gol delle partite attuali, ma quelli dei successi di Mourinho, Sacchi e Ancelotti.

LA CRISI
Le due squadre milanesi hanno subito un ridimensionamento di pari passo in questi ultimi anni. Non si sono fatte trovare pronte al nuovo calcio, quello dei bilanci, delle plusvalenze e del fair-play finanziario. In pratica, finché alla guida societaria ci sono stati i mecenati le squadre sono andate forte e hanno vinto. Anche perché il calciomercato veniva fatto acquistando i migliori top player. Oggi che Moratti ha passato la mano e che Berlusconi, preso dalle sue vicissitudini personali e del partito, pensa più a vendere che a comprare, la Milano da bere è stata spremuta. Si prendono i calciatori che passa il convento, attenti come non mai alla formula. Tutti prestiti, molti dei quali nemmeno senza l’obbligo di riscatto. E quindi ecco che troviamo Jonathan, Carrizo, Campagnaro, Andreolli, Nagatomo e Obi a indossare le maglie dell’Inter che furono di Milito, Eto’o, Julio Cesar, Sneijder, Samuel, Zanetti e Cambiasso, gli eroi della squadra di Mourinho che vinse il Triplete nel 2010. Stesso discorso dall’altra sponda dei Navigli, dove sono rimasti gli stessi dirigenti, i quali però faticano a trovare altri Van Basten, Gullit e Savicevic. E devono accontentarsi di Van Ginkel, Muntari e Poli. Dopo le cessioni di Kakà, Ibrahimovic e Thiago Silva perfino un Robinho qualunque diventa un peso per il bilancio. Tuttavia, quando le società erano forti al Milan si vinceva pure con Massaro e all’Inter con Cruz. Ma dietro c’erano il manico e i soldi.

SVOLTA A ORIENTE
Entrambi i club strizzano l’occhio ai soldi orientali. Sono stati messi in vendita affinché in cassa entrino capitali freschi. L’Inter è stata già ceduta da Moratti a Thohir, l’indonesiano che tutto sembra meno che un magnate. Anzi, è sicuramente uno che con il calcio e il brand Inter ci vuole guadagnare e non spendere a vanvera come faceva prima di lui Moratti, e come fanno ancora Abramovic al Chelsea e gli sceicchi di Parigi e Manchester. Thohir ha l’aspetto da filippino, come l’ha ribattezzato il mitico Viperetta, e nel bilancio c’è anche il suo stipendio. Una cosa che farebbe accapponare la pelle al Berlusconi di qualche anno fa. Il Cav ci ha sempre messo i capitali sul Milan. Lo stesso club che però ora è in vendita. E – che coincidenza! – sta per essere acquistato da ricchi investitori orientali. Ci sono il thailandese mister Bee e il gruppo cinese di Dalian Wanda, che dai nomi sembrerebbero personaggi da Zelig, ma che in realtà pare siano veramente intenzionati a portare a termine la missione. Ma Berlusconi fino a che punto è disposto a cedere pure il suo ultimo giocattolo che gli è rimasto? Comunque vada, per tornare a vincere occorre aprire il portafoglio.

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