Chissà come Donald Trump avrà preso il “no” del governo di Giorgia Meloni all’uso della base di Sigonella, dove il tycoon voleva far atterrare dei bombardieri che, dopo una breve sosta, sarebbero dovuti ripartire verso l’Iran. A dare notizia del diniego italiano è Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, secondo cui l’episodio – tenuto sotto traccia per giorni – risale a qualche sera fa, quando da Washington è arrivata la richiesta di far atterrare alcuni velivoli mentre erano già in volo.
Una richiesta irrituale perché comunicata all’ultimo momento, che ha spinto, secondo Sarzanini, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano a chiamare il ministro della Difesa Guido Crosetto per informarlo di quanto stava accadendo. Il cofondatore di Fratelli d’Italia, come promesso in Parlamento, ha quindi deciso di non concedere l’uso della base, in quanto nessuno aveva richiesto la relativa autorizzazione, che avrebbe dovuto eventualmente essere discussa alla Camera e al Senato. Inoltre, il Pentagono non aveva ritenuto necessario consultare – e informare – i vertici militari italiani.
No all’uso della base di Sigonella
Che la situazione possa avere ripercussioni sulle relazioni tra Italia e USA lo sanno bene a Palazzo Chigi che, quando la notizia è diventata virale, ha diramato una nota per chiarire la delicata situazione. “L’Italia agisce nel rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere. La linea dell’esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica”, si legge nel documento, che precisa poi che, malgrado l’accaduto, “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali.
I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Una decisione che ha scatenato furiose reazioni in Italia, con il presidente M5S Giuseppe Conte che ha dichiarato: “È doveroso il ‘no’ ai bombardieri americani all’utilizzo delle nostre basi. Un atto dovuto, imposto dalla nostra Costituzione. Ora il governo faccia un passo in più, anch’esso dovuto: neghi anche il supporto logistico offerto dalle nostre basi, considerato che quelli americani e israeliani sono attacchi armati condotti in palese violazione del diritto internazionale”.
Sulla stessa lunghezza d’onda la leader del Pd, Elly Schlein, secondo cui “la decisione del governo su Sigonella conferma le preoccupazioni che, proprio sulla base siciliana, abbiamo avanzato in queste settimane: gli USA vogliono utilizzare il nostro territorio come piattaforma per la guerra in Medio Oriente. Negare l’autorizzazione da parte dell’Italia non può essere una decisione sporadica, ma deve diventare una linea politica espressa con chiarezza. Il governo venga pertanto in Parlamento a raccogliere la volontà maggioritaria del popolo italiano”.
Dichiarazioni a cui ha risposto lo stesso Crosetto con un post su X, in cui ha però ribadito – forse nel tentativo di salvaguardare i rapporti USA-Italia – che la linea del governo non è cambiata: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso, e nulla è cambiato”.
Medio oriente in fiamme
Insomma, il “no” all’uso di Sigonella appare come una decisione più formale, dovuta al mancato preavviso, che una mossa politica volta a criticare apertamente Trump. Quel che è certo è che quanto accaduto non cambia lo stato del conflitto che, mentre il tycoon ripete ossessivamente di essere vicino a un accordo con il regime di Mojtaba Khamenei, continua a seminare morte e distruzione in tutto il Medio Oriente. Una situazione che sta sfuggendo di mano all’inquilino della Casa Bianca che, secondo il Wall Street Journal, dopo aver contribuito a scatenare una crisi energetica globale causata dalla rappresaglia iraniana – che ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz – ora potrebbe lavarsene le mani.
Secondo il quotidiano, Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di essere disposto a concludere la campagna militare contro l’Iran anche se lo Stretto restasse in gran parte chiuso, perché teme che il conflitto possa protrarsi ulteriormente, lasciando di fatto la soluzione del problema a chi, come l’UE e i Paesi arabi, non l’ha causato. Ma non è tutto. Il presidente, di fatto lasciando intendere come la guerra sia stata anche una leva economica, ha dichiarato che “tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, ho un suggerimento per voi: numero uno, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero due, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo”.
Del resto, la situazione appare ancora complessa e con ben poche possibilità di una rapida soluzione diplomatica: tra i raid di Trump e Netanyahu – che ha dichiarato che l’operazione durerà ancora “diverse settimane” – e la risposta dei Pasdaran, che attaccano basi americane e infrastrutture energetiche nei Paesi arabi, la spirale di violenza sembra destinata a proseguire. Una spirale di morte e distruzione che, almeno per il momento, nessuno sembra avere la forza – né l’intenzione – di fermare.