Silvio dà il via libera ai big

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di Lapo Mazzei

La logica usata da Raffaele Fitto per affrontare la questione delle primarie, riuscendo a disinnescare l’ira del Cavaliere, è al contempo semplice e lineare: contarsi per contare. E sì, perché avendo l’ufficio di presidenza del partito accettato l’idea che i parlamentari in carica si possono candidare, significa che il ras azzurro della Puglia non solo è convinto di fare il pieno di preferenze, in modo tale da metterle sul tavolo di Silvio Berlusconi un minuto dopo la chiusura delle urne, ma è sicuro di battere Giovanni Toti. Anzi, di doppiarlo nel gradimento degli elettori. A quel punto chi potrà fermare l’ex ministro, stoppato sulla via della segreteria del partito dai superfalchi guidati da Denis Verdini? Ecco perché le europee saranno il modo per contarsi in modo da stabilire chi conterà dopo. Insomma, con le europee Forza Italia deciderà quale sarà la leadership del futuro. E così, sulla scorta di questo ragionamento, è arrivato il via libera dell’ufficio di presidenza di Forza Italia alla candidatura dei big azzurri che attualmente sono parlamentari italiani. L’unico vincolo, qualora eletti a Bruxelles, è che questi si dimettano dal Parlamento italiano. La decisione del “parlamentino” azzurro è arrivata all’unanimità, con annessa delega a Berlusconi per la composizione di “liste forti”.
Nel suo intervento Raffaele Fitto, che ha espresso l’intenzione di candidarsi alle europee, ha ribadito la volontà di dimettersi da deputato qualora eletto al parlamento europeo. Seguendo questo schema sarebbero state riempite anche le caselle dei capilista: Antonio Tajani al centro, Raffaelle Fitto al sud e Giovanni Toti al nordovest. Mancherebbero all’appello il nordest e le isole.
Nel frattempo il Cavaliere è tornato a suonare la carica, sentendo già il profumo della campagna elettorale. «Ci accusano di non essere né carne né pesce» ha detto ai suoi. «È importante ribadire che l’accordo con Renzi vale solo per le riforme istituzionali e la legge elettorale, ma poi faremo un’opposizione forte e dura sia in Parlamento che fuori». Berlusconi, dunque, vuole rilanciare il ruolo di opposizione di Forza Italia rispetto al Governo Renzi. «Ci confronteremo – ha ribadito l’ex premier – sui temi cari a Forza Italia ma per tutto quello che non è consono al nostro programma politico e contro qualsiasi provvedimento che comporti l’aumento delle tasse e di tipo elettoralistico, siamo all’opposizione forte».

Risposta al disfattismo
A stilare la sintesi dei lavori, nella versione ufficiale, ovvero depurata dello scontro Fitto-Toti, è toccato alla responsabile comunicazione di Forza Italia Deborah Bergamini. «Da giorni sosteniamo che le faide interne e le sfide all’Ok Corral descritte dagli organi di stampa non corrispondono alla realtà di Forza Italia» ha detto l’esponente azzurra. «Il Comitato di Presidenza di è la risposta migliore al disfattismo dilagante nonché la conferma che dicevamo il vero: il nostro movimento è solido e coeso. Le Cassandre sono smentite. Le decisioni prese all’unanimità in vista delle prossime elezioni europee testimoniano lo spirito di unità, l’impegno e la determinazione di Forza Italia a presentarsi all’appuntamento elettorale di maggio con liste forti e di ottima qualità».

Fuori dalle liste
Insomma, l’apparenza è salva, le forme un po’ meno. Tanto che il caso di Claudio Scajola, che vuole essere candidato a tutti i costi, è rimasto fuori dalla porta dei lavori. A congelarlo ha contribuito l’intervento a gamba tesa della magistratura. Secondo la Procura di Roma c’è stata un’assoluzione che appare «viziata di illogicità e travisamento dei fatti». È il pesante giudizio dei pm della Capitale relativa alla decisione presa dal giudice monocratico lo scorso 27 gennaio ha mandato assolto l’ex ministro dello Sviluppo Economico dall’accusa di finanziamento illecito in relazione alla compravendita di un appartamento in via del Fagutale, a pochi passi dal Colosseo. Il giudice prosciolse anche l’imprenditore Diego Anemone per prescrizione del reato. Ieri la Procura ha depositato ricorso in appello contro quella sentenza. Quanto basta per lasciare Scajola fuori dal gioco delle candidature.

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