Gli appalti andavano sempre alle stesse imprese “amiche”, che in cambio dei lavori in affidamento diretto avrebbero pagato con denaro e sostegno elettorale chi le aveva aiutate. È l’ipotesi dell’inchiesta “Nexus” dell’ufficio di Palermo della Procura europea (Eppo), coordinata dai pm Amelia Luise e Calogero Ferrara, su un presunto sistema corruttivo al Comune di Siracusa.
Tra gli indagati c’è anche il sindaco Francesco Italia, commissario regionale di Azione, accusato di associazione per delinquere e turbata libertà degli incanti. Nei suoi confronti non è stata disposta alcuna misura. “Le notizie di queste ore mi hanno profondamente addolorato. Allo stato non dispongo di alcun elemento ufficiale per valutarle”, ha detto.
Il gip ha firmato sette misure cautelari, eseguite ieri dalla Digos. È finito in carcere un appuntato capo dei carabinieri, all’epoca dei fatti in servizio alla sezione di polizia giudiziaria della Procura di Catania. Secondo l’accusa faceva da tramite tra politica e imprenditori.
Ai domiciliari la vicepresidente del Consiglio comunale Concetta Carbone, ex assessora della giunta Italia dal 2021 e poi eletta nel 2023 nella lista del sindaco, e un imprenditore edile. Altri quattro indagati non potranno per dodici mesi esercitare attività che consentano di chiedere contributi pubblici. Le ipotesi di reato, a vario titolo, sono associazione per delinquere, corruzione, traffico di influenze, corruzione elettorale, favoreggiamento e rivelazione di segreti d’ufficio.
L’indagine partita dai lavori all’ostello di Cassibile fatti con i fondi “Legalità” della Ue
L’indagine era partita dall’ampliamento dell’ostello di Cassibile per i braccianti stagionali, finanziato con 1,67 milioni di fondi europei del Pon “Legalità”. Secondo la Procura, Carbone, d’accordo con l’ingegnere comunale responsabile del procedimento e con il carabiniere, avrebbe garantito un canale preferenziale ad alcune imprese attraverso gli affidamenti diretti.
In cambio di lavori per centinaia di migliaia di euro, la consigliera avrebbe ricevuto 10mila euro e voti. Il carabiniere un vero e proprio stipendio, il tecnico 200 euro a settimana. Il militare, inoltre, avrebbe usato il suo ruolo anche per procurarsi e diffondere informazioni riservate sulle indagini.
Gli investigatori hanno trovato un “pizzino” con l’elenco delle imprese “amiche”, che sarebbe stato consegnato a Carbone in vista di nuovi affidamenti. In un passaggio, parlando dei lavori già assegnati, Carbone avrebbe osservato che a quelle ditte era stato dato “tanto”, “oltre misura”: vicino al milione di euro in un solo anno. Per il gip la funzione pubblica è stata “piegata a interessi personali, economici ed elettorali”. L’inchiesta è nella fase delle indagini preliminari.